SPECIALE DAESH MATRIX #77

53

di Redazione ITALIA – Roma 23/01/2017. Nelle 10 lingue del Califfato devono essere tradotti tutti i video, o per lo meno quelli più importanti. I più attenti e produttivi, tra i non arabi, dopo gli inglesi, sono i bosniaci e gli indonesiani. Entrambi i gruppi si concentrano soprattutto sui video istituzionali che inneggiano al jihad. Sono questi tipi di immagini, infografiche e video diffusi in rete, come ad esempio un video tradotto in lingua indonesiana che spiega come compiere una imboscata. Continuano ad essere postate nuove indicazioni per ascoltare il giornale radio. Sono tornati a girare gli scritti della biblioteca Elan, casa editrice di ISIS dedicata ai precetti dello Stato, tra i più diffusi quello in cui si descrive perché bisogna rinunciare alle tv satellitari. Tra le info dello Sham, più gettonate, una pagina del settimanale An Naba numero 64, in cui si descrive il respingimento turco per ben 9 volte fino ad ora su fronte al Bab.
Dall’Iraq, Daesh fotografa e posta le immagini dei soldati americani a Mosul, nella zona est, ma dentro la città. Quindi le forze provenienti da nord si sono riunite con quelle provenienti da est. Daesh sta perdendo e lo testimoniano i pochi post che emette dalla città. Gli attivisti però hanno fatto girare un video sulle torture dei soldati iracheni contro i civili di Mosul. Insomma nulla di nuovo rispetto a quanto previsto. Dopo tutto i primi sunniti intervistati a Mosul nel 2014 dissero: “Alla fine a perdere saremo sempre noi, adesso c’è ISIS e poi ci saranno gli sciiti”. E così è. Molti scappano da Mosul e si metteranno in marcia verso i paesi sunniti, e se lì non c’è spazio, via Turchia cercheranno la via dell’Europa. Parliamo per ora di 100mila persone ma secondo i media locali si può arrivare a circa un milione di persone.
In Siria, è durato poco il giubilo di al Qaeda che asseriva di avere pronti 110 nuovi martiri per combattere  Assad in Siria. Infatti nei giorni scorsi gli americani hanno bombardato un campo di addestramento di Jabhat Fath Shaam e Nurredine Zinki, a Shaykh Sulayman a ovest di Aleppo (nella foto); i morti inizialmente censiti a 25 poi sono arrivati a 60 e infine a 110. Il bombardamento, come quello su Idlib, è stato mirato e gli Stati Uniti, sapevano bene dove colpire. Operazioni chirurgiche, “intelligenti” quelle USA che dimostrano che da tempo conoscono i gruppi ribelli, sanno come, dove e quando si muovono. La novità sta nell’appoggio dato ora ad Assad, mentre prima gli USA osteggiavano in tutto e per tutto le operazioni del regime, tranne quelle anti Daesh. Anche la Giordania si è allineata alla politica statunitense nel fine settimana è ha bollato il leader di Nurredine Zinki, Tawfid Shihab Dine, un terrorista, vietandogli il permesso di varcare il confine con il paese. Nel frattempo il gruppo Nurredine Zinki lascia l’alleanza con lo Scudo dell’Eufrate e si allea con Jabhat Fateh al Sham e insieme si preparavano ad attaccare Assad, questi due gruppi sono tra i pochi che non hanno aderito ai colloqui di Astana. Le operazioni su Aleppo non si fermano: i russi hanno bombardato i depositi di carburante di Jaish al Mujahideen; mentre continuano gli scontri tra Daesh, turchi e ribelli nei pressi di al Bab. Il Califfato non può perdere e si deve sbrigare; sia perché senza vie di rifornimento sia perché non ha nulla da perdere: o si vince o si muore. L’obiettivo ancora una volta è mantenere aperta la via per e dall’Iraq, verso al Qa’im. In modo da permettere ai combattenti delle forze speciali di andare dove c’è più bisogno di loro. Sempre più critiche le condizioni di Damasco. Dopo aver firmato il cessate il fuoco, Assad con gli elicotteri ha bombardato Ayn Fija e Deir Maqarun. Hezbollah prosegue con la sua caccia fino all’uccisione dell’ultimo ribelle da Wadi Barada. Una volta ottenuto il controllo dell’acqua, la città di Damasco sarà sotto il controllo di Hezbollah, che già controlla la centrale elettrica e le zone degli impianti per la produzione di energia. Sempre Hezbollah ha attaccato Madaya: la città a 1300 metri di altezza è un cumulo di macerie ma un luogo strategico da cui controllare chi arriva e chi va via da Damasco. Una serie di post ci informano poi che a Tartus la Russia potrà portare fino a 11 navi da guerra in rada.
DAESH MATRIX è il secondo volume dedicato al fenomeno dello Stato Islamico. Per informazioni e prenotazioni scrivere a: segreteria.redazione@agccommunication.eu