SPECIALE DAESH MATRIX #69

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di Redazione  ITALIA – Roma 13/01/2017. Molti i commenti sulla decisione del Marocco che vieta il niqab, costume in realtà, secondo le conversazioni Daesh nell’uso comune nell’800 proprio in Marocco. In questi giorni Daesh ha fatto sapere con post e veri articoli fatti girare in rete che i bombardamenti mirati in Siria e Iraq hanno lasciato al buio e quindi al freddo molti cittadini. Gli americani hanno bombardato strutture sensibili a Deir Ez Zor e in Anbar lasciando la cittadinanza al buio, non solo sono state distrutte le vie di collegamento sull’Eufrate. Molti i canali dedicati all’area Indonesia che comprende Australia e Asia est; viene anche fatto l’elenco degli arresti dei combattenti Daesh in Australia. La notizia social che più ha viaggiato in rete è stato l’attacco dello Stato Islamico  al quartier generale all’esercito iracheno a Kabisa, in Anbar. La città era sotto il controllo di Daesh dal 2014 che poi la perse nel marzo 2016. Daesh ha preso armi e munizioni. Il comunicato Daesh così descrive i fatti (la traduzione dall’arabo è nostra): «Un certo numero di soldati dello Stato islamico equipaggiati con vari tipi di armi ha fatto irruzione caserme appartenenti all’Esercito Rafidi e alla Sahwat a Kubaysah ovest. E ancora ha fatto un assalto alla base dell’esercito iracheno nel villaggio di Salijiyyah, ovest della città di Ramadi. Gli scontri sono durati solo un’ora, dopo di che i murtaddin sono fuggiti portando i loro morti e feriti. I mujahidin sono stati in grado di distruggere 4 baracche e cogliere i vari tipi di armi e munizioni, prima di tornare in sicurezza alle loro posizioni, e ogni lode è dovuta ad Allah». Messi poi in rete video e foto. Se il Califfato nell’area va a caccia di armi per combattere, allora ha delle difficoltà nel rifornimento. Una serie di autobombe continua a colpire Baghdad. Continuano gli scontri a Mosul sul fonte sud, est e ovest. 7 le aree bombardate dagli aerei statunitensi sono nei quartieri: Hadbaa, Sideeq, Nisan dove sono stati uccisi nei giorni scorsi 40 combattenti di Daesh che non si è comunque fermata anche oggi ha lanciato le sue “carovane di martiri” proprio nelle stesse zone. In Siria gli attivisti della rete sostengono che la pace per la Siria siglata ad Astana è prematura. A riprova di ciò i continui bombardamenti di siriani, russi e americani a Hama, Aleppo, Damasco, Idlib e gli attacchi di Hezbollah per conquistare Wadi Barada. Allarmante la distruzione degli impianti idrici in Siria. Nelle varie provincie del Califfato la vita, secondo i social, si è svolta così: Daesh ha postato immagini di vita quotidiana, come il negozio per la cucitura di materassi ad Al Khayr o immagini di memorizzazione del corano; da Deir Ez Zor, Al – Bukamal, Daesh posta immagini dell’agricoltura, chiaramente si tratta di vecchie immagini, vista la vegetazione. Continuano gli scontri ad al Bab, o meglio i turchi bombardano e lo Stato Islamico registra morti e feriti. Una serie di operazioni mirate ha colpito  il JFS di Joulani; una serie di attacchi da droni  in diverse località come a Saraqib, avrebbero ucciso i componenti di grido del gruppo. Un account dice che sono stati uccisi più ribelli dagli USA che non dai russi e altri dicono che non capiscono l’uccisione di questi uomini visto che combattono solo contro Assad. Infine un post molto seguito asserisce: dopo quanto sta accedendo a Idlib e l’eliminazione di tutti gli uomini di al Qaeda, l’unica soluzione è il ritorno del Califfato; cioè l’ingresso trionfante di Daesh. Il 98 per cento della città è infatti in mano ai ribelli e se verranno sterminati uno a uno, la popolazione sarà costretta a rivolgersi verso gli unici sunniti rimasti in Siria, o per meglio dire quelli che somigliano di più ai sunniti: Daesh. Duri ancora gli scontri a Damasco in questi giorni.
L’Afghanistan torna protagonista: l’Emirato dell’Afganistan ha rivendicato il doppio attentato suicida dei giorni scorsi a Darul Amman, Kabul, contro gli uomini del Quinto Direttorato del NDS. Talebani all’attacco anche nel Helmand: un gruppo di fuoco dei talebani ha assaltato il compound NDS a Lashkargah; un altro attentato ad Arghandab, Zabul; i talebani che prendono il controllo di tre check point: Shawali, Dawod e Chapa Band. Al Qaeda poi pubblica un nuovo video intitolato “Ricostruzione”, facendo riferimento alla sua rinascita nel paese; non gradito però ai talebani, l’accordo con Al Zawahiri. Daesh nel frattempo riafferma la sua presenza a Jalalabad: rivendica l’esplosione di un IED al passaggio di un veicolo della polizia afgana che uccide cinque poliziotti e a Kot, e l’esplosione di tre IED nella provincia di Nangarhar che uccidono un comandante dell’esercito afgano e sei miliziani.
Anche in Egitto, il Califfato fa sentire la sua presenza: dal Sinai  arrivano le immagini dell’attacco ISIS dei giorni scorsi a Al Arish; a Sheikh Zuweid, l’esercito egiziano però ha sventato un attacco terroristico contro un checkpoint tra Al Toma e Abu al Arag, a sud di Sheik Zuweid, due autobombe distrutte e 10 terroristi uccisi mentre ad El Arish, Daesh rivendica attacco contro checkpoint nel centro città sulla strada costiera di fronte all’hotel Swiss Inn. Da Gaza arrivano gli “onori” all’assassino dei 4 soldati israeliani e al ferimento di altri 15, mente. Daesh ha pubblicato, infatti, un’eulogia di Fafhi Ahmad Qunbar che ha commesso l’attacco di Gerusalemme con un camion. Successivamente, una serie di infografiche contro il governo di Gerusalemme dal titolo “La battaglia ancora non è iniziata” con riferimento a Netanyahu e Lieberman, cioè premier e ministro della Difesa nonché leader dei principali partiti della coalizione di governo.

DAESH MATRIX è il secondo volume dedicato al fenomeno dello Stato Islamico.
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