SPECIALE DAESH MATRIX #26

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di Redazione Nei giorni scorsi si è allargata la forbice tra i talebani e Daesh. Il Califfato ha postato su tutti i social la notizia lanciata via twitter dalla guida suprema dei talebani che invitava a denunciare Daesh alle autorità.
La risposta dello Stato Islamico non si è fatta attendere: il 21 novembre Daesh ha compiuto un attentato contro una moschea a Kabul facendo 200 vittime tra feriti e morti. La scelta dell’obiettivo non è casuale: si trattava della moschea Husseinya, sciita: nelle scorse settimane talebani e Sciiti in Afghanistan hanno siglato un accordo proprio per combattere lo Stato Islamico. Si sono registrati nei social dello Stato Islamico fenomeni particolari come l’apertura e la chiusura di molti canali A’Maq, l’agenzia stampa dello Stato Islamico, in contemporanea con una serie di lamentele dei gruppi affiliati a Daesh: il dato si può spiegare con la pretesa di monoliticità del Califfato. Daesh ha: unica voce, unico messaggio sia per i singoli che per i gruppi. Tutto ciò che entra in contraddizione va eliminato, fisicamente o virtualmente.
Nonostante quanto si legge da molti giorni sui media occidentali la battaglia per Mosul è oramai in stallo. Grossi scontri si registrano giornalmente a Tal Afar e a Mosul est, con punte a sud e sud est. Se a Tal Afar le milizie popolari sciite e la polizia irachena sono entrate nel centro città il 21 novembre e non nei giorni precedenti come annunciato, sono continuati pesanti scontri nell’aerea dell’aeroporto cittadino. A Mosul, pesanti scontri a Aden, Shaima, Samah, Tahir, Hamam al Alil e a Intisar, area di cui da parecchi giorni si è annunciata la riconquista e bonifica ma in cui continuano ad avvenire le azioni di guerra del Califfato che fa saltare mezzi e uccide soldati, rallentando l’avanzata. Dall’altra parte l’esercito iracheno afferma via social di aver liberato: Al Salam, Al Abbasiyah e Orta Krab a nord est di Mosul.

In Siria, per Daesh diventa fondamentale resistere ad al Bab in attesa che i curdi e i turchi si uccidano a vicenda e poi intervenire, come per l’Iraq: più tempo passa maggiori sono le opportunità di restare a lungo. In realtà la battaglia tra curdi da un lato e ribelli appoggiati dai turchi è già iniziata.
In termini di comunicazione, Daesh sta dando molto rilievo in Siria, a differenza dell’Iraq, non alle azioni singole, ma alla strategia di deterrenza in cui il nemico principale è la Turchia, compiendo quanto richiesto da al Baghdadi nel suo ultimo messaggio. Nel teatro siriano, alla fine la strategia per tutti è sempre la stessa: si tenta di prendere i villaggi allo Stato Islamico ma se non si riesce a stabilizzare la “presa”, si bombarda con l’aspettativa di cacciare Daesh, radendo praticamente tutto al suolo, senza distinzione.
Al momento turchi e i ribelli mentre marciano verso al Bab conquistano tutto quello che trovano davanti a loro. Quindi le cittadine controllate dai curdi sono via via conquistate e spesso i curdi che vi risiedevano scappano diventando nuovi profughi terrorizzati non dal Califfato ma dal Free Syrian Army.

DAESH MATRIX è il secondo volume dedicato al fenomeno dello Stato Islamico.
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