SPAGNA. Nuove proteste contro Uber: “Siamo tassisti non terroristi”

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I tassisti spagnoli hanno iniziato una nuova serie di proteste il 29 gennaio, nono giorno di interruzioni dal lavoro per chiedere una regolamentazione dei servizi di guida e di assistenza come Cabify o Uber, di fronte alla sede dell’Unione Generale dei Lavoratori di Madrid. Come riporta Efe, il nono giorno di interruzione del servizio è stato deciso dai tassisti durante un’assemblea nello stadio di Wanda. Jose Miguel Funez, portavoce del sindacato dei tassisti, ha detto che dopo la protesta presso la sede del sindacato si trasferiranno nella sede del Partito Popolare (PP) per continuare a portare avanti le loro richieste.

I tassisti allestiranno anche un campo all’aeroporto Barajas di Madrid per i tassisti che vengono da altre città spagnole per unirsi alla protesta. Più di 2.000 tassisti si sono riuniti nel pomeriggio del 28 gennaio alla Puerta del Sol di Madrid, di fronte alle Poste Reali, per chiedere una migliore regolamentazione dei servizi di ride-hailing.

I partecipanti alla protesta hanno chiesto le dimissioni del presidente della provincia di Madrid, Angel Garrido, dicendo che era importante non cedere al ricatto e alle minacce dei tassisti che avevano «preso in ostaggio la capitale della Spagna», e hanno cantato slogan come “Non un passo indietro”, “Siamo tassisti, non terroristi” o “Più regolamentazione, meno corruzione”. La reazione delle forze dell’ordine non si è fatta attendere: un’importante operazione di polizia ha cercato di sgombrare gli occupanti: elicotteri e poliziotti con i carri attrezzi hanno sgomberato dai taxi il Paseo de la Castellana. L’intervento della polizia anti-sommossa e la reazione dei tassisti che non volevano abbandonare i blocchi stradali hanno fatto scoppiare i tafferugli.

I sindacati dei taxi di tutto il paese avevano richiesto un’azione sindacale a Madrid e Barcellona per le norme che regolano i servizi di ride-hailing come Uber e Cabify. Il segretario generale del principale partito popolare dell’opposizione, Teodoro Garcia-Egea, ha detto che il primo ministro del paese, Pedro Sanchez, aveva «preso una via d’uscita da codardo dividendo la legislazione che disciplina i servizi di ride-hailing in 17 parti». La Spagna ha 17 regioni semi-autonome e a ciascuna di esse è consentito gestire autonomamente i servizi.

Stando a quanto riporta El Pais, il governo di Madrid ha stimato che le aziende che operano con licenze Vtc, come Uber e Cabify, perderanno circa 3,8 miliardi di euro nei prossimi quattro anni se saranno costrette ad abbandonare l’attività a causa di una legislazione restrittiva come quella che sta prendendo forma in Catalogna. Ogni veicolo Vtc rappresenta un flusso di cassa annuo di 52667 euro, secondo un addendum al decreto che ha trasferito i poteri sulle licenze Vtc ai governi regionali.

Graziella Giangiulio