Reazione spagnola alla minaccia jihadista

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ITALIA – Roma 11/03/2015. A febbraio 2015, le forze di polizia spagnole hanno arrestato quattro jihadisti (due a Melilla, una a Barcellona e uno nella città catalana di Girona) con le accuse di aver addestrato e reclutato combattenti per lo Stato islamico.

In un comunicato del ministero dell’Interno, viene detto che i due arrestati a Melilla hanno postato in rete «propaganda terroristica, in particolare del gruppo noto come Da’ash». Nello specifico i due avrebbero preparato e tradotto il materiale in spagnolo e avrebbero reclutato donne per il Califfato. I due arrestati in Catalogna sarebbero gli autori della campana di “selfie” spagnoli su cui campeggiavano scritte come: “Siamo tutti lo Stato islamico” e “Lo Stato islamico dura e permane”. A Ceuta i quattro jihadisti arrestati, cittadini spagnoli di origine marocchina, erano «preparati e pronti ad attaccare in Spagna»: la polizia ha sequestrato pistole, uniformi, machete, targhe automobilistiche, documenti e computer. La polizia, riporta il Gatestone Institute, ha detto che il gruppo radicalizzato si era posto «consapevolmente al servizio dello Stato islamico» usando i social media per adescare donne e uomini: le prime per diventare spose dei jihadisti, i secondo per diventare combattenti per lo Stato Islamico. Al centro dell’attenzione delle autorità di sicurezza iberiche l’intera regione della Catalogna, che ospita la più grande popolazione musulmana di Spagna: sarebbero, stimati, 465mila i musulmani presenti nella regione, oltre il 6% del totale della popolazione catalana che arriva a 7,5 milioni di abitanti. Secondo il ministero dell’Interno di Madrid, i musulmani catalani sarebbero più facili alla radicalizzazione rispetto ad altre regioni della Spagna; seguita dall’Andalusia, da Valencia e da Madrid. Il rischio di radicalizzazione secondo i dati del governo è tre volte maggiore in Catalogna che a Madrid. Inoltre le enclavi spagnoli in Africa di Ceuta e Melilla sarebbero centri per il reclutamento degli islamisti radicali. Nel 2014, la polizia ha smantellato almeno cinque reti di reclutamento jihadiste nelle due città. Stando ai dati pubblicati dal quotidiano iberico Secondo un’analisi pubblicata dal quotidiano spagnolo La Rioja, la popolazione di Melilla è aumentata del 60% nel corso degli ultimi 25 anni: si tratta di un dato che colpisce perché è tre volte la media spagnola. Circa il 15% della popolazione della città è costituito da immigrati clandestini provenienti dal Marocco; Il tasso di disoccupazione a Melilla è al di sopra del 30% e il contrabbando costituisce una parte significativa dell’economia della città. La Cañada de Hidum a Melilla e il distretto El Príncipe in Ceuta sono tra le aree più pericolose dell’intera Unione europea; si tratta di zone contraddistinte da alti tassi di disoccupazione giovanile, analfabetismo, uso di droga e criminalità, terreno fertile per i reclutatori jihadisti. Il rischio jihad iberica è reso poi ancora più preoccupante dalle giustificazioni storiche date dagli stessi integralisti: poiché gran parte della Spagna è stata dominata dai musulmani tra il 711 e il 1492, anno del compimento della Reconquista spagnola, gli integralisti credono di avere il diritto di ritornare e stabilire nuovamente il loro dominio perché i territori un tempo occupati dai musulmani devono rimanere sotto il dominio musulmano per sempre. Il ministero dell’Interno spagnolo ha intensificato il monitoraggio di almeno 150 detenuti musulmani, per impedire loro di organizzare attività jihadiste nelle carceri spagnole: si tratta diun numero che oscilla tra le 50 e le 60 unità in carcere con l’accusa di terrorismo, in carcere da oltre un decennio, e altri, 70/80, in carcere per altri reati ma che hanno mostrato il proprio interesse per l’Islam radicale. A febbraio 2015, la camera bassa delle Cortes ha approvato grandi modifiche al codice penale per combattere l’estremismo islamico e il sostegno allo Stato islamico: secondo le modifiche al codice, una persona condannata per aver cercato di realizzare un attacco terroristico potrà essere condannata a una condanna a 35 anni di prigione senza godere della possibilità di libertà condizionale. La legge prevede anche condanne a 20 anni per chi fornisca armi ai terroristi, o per chi finanzi reti terroristiche; inoltre i cittadini spagnoli che si uniscano ai gruppi terroristici stranieri potranno essere condannati fino a cinque anni di carcere. La nuova legge non prevede la revoca della cittadinanza per i sospetti terroristi. Secondo le ultime stime, almeno 100 jihadisti spagnoli avrebbero aderito allo Stato islamico. La legge ora è ferma al Senato che dovrebbe approvarla prima dell’estate, e, una volta approvate, le nuove misure entreranno in vigore nel 2016.