SOMALIA. L’esercito non pagato blocca le strade

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Centinaia di soldati sono entrati in sciopero a Mogadiscio il 12 marzo, bloccando le strade e costringendo i negozi ad abbassare le saracinesche per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi, sfidando il nuovo presidente, che ha promesso di sconfiggere al Shabaab.

Secondo quanto riporta Reuters, i soldati, in parte anche armati, hanno bloccato il traffico tra cui due strade principali e in due incroci. Al bivio K5, soldati disarmati hanno ordinato a negozi e ristoranti di chiudere, e a Maka Al Mukaram, i soldati hanno bloccato il traffico con un camioncino su cui era montato con un cannone antiaereo.
I soldati stavano protestando per ricordare al presidente la sua promessa elettorale di pagare tutti gli arretrati.

Circa 2.000 soldati provenienti da due basi militari, Villa Baidoa e la ex raffineria, erano sono entrati in sciopero: non sarebbero stati pagati da 15 mesi.

I militari somali ammonterebbero a 4000 unità a Mogadiscio e nelle regioni circostanti; le regioni semi-autonome nelle immediate vicinanze della capitale pagano i loro propri eserciti, e il mancato pagamento dei salari è un luogo comune, che abbassa il morale e mette in crisi la lotta contro i ribelli islamici.

Grande accusata per il mancato pagamento è la corruzione dilagante, riporta Reuters; ai soldati è stato poi detto che sarebbero stati pagati entro due mesi e la manifestazione si è conclusa in poche ore. I soldati somali vengono pagati circa 100 dollari al mese, ma gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, entrambi finanziatori degli sforzi per ricostruire l’esercito, aggiungono un supplemento extra mensile di atri 100 dollari.

Il nuovo presidente della Somalia, Mohamed Abdullahi Mohamed, ha prestato giuramento il mese scorso e, in campana elettorale, ha promesso di schiacciare al Shabaab, che intende rovesciare il governo centrale e governi del Corno d’Africa per imporre la legge islamica.

Maddalena Ingrao