SOMALIA. ISIS condanna l’attentato di Mogadiscio

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Dall’attacco avvenuto a Mogadiscio il 14 ottobre scorso è continuato a salire il bilancio del duplice attacco che ha colpito la capitale somala. Sabato pomeriggio un camion bomba suicida ha colpito l’Hotel Safari nella zona K-5 di Mogadiscio, una delle zone più trafficate e congestionate della città. Le foto che sono state postate dalla zona mostrano la devastazione dell’esplosione. L’area è certo molto popolare, ma in zona vi sono molto ONG e soprattutto due ministeri: quello del Commercio e quello degli Affari esteri.

Trenta minuti dopo la prima esplosione, un video mostra come si siano sentiti altri spari poi una seconda, meno potente, esplosione, sempre non distante dalla zona, vicino al quartier generale della compagnia aerea somala. 

Molte foto sono state postate ieri dopo che le dimensioni dell’attacco suicida si sono dimostrate ben più importanti di quelle immaginate inizialmente.

Diversi edifici sono interamente collassati o sono stati spazzati via dall’esplosione e dalle fiamme che ne sono susseguite: hotel, negozi, stazioni di servizio e veicoli parcheggiati completamente distrutti. Questi tutti gli ospedali di Mogadiscio sono stati chiamati in causa nella gestione dei feriti: il Medina, Erdogan, Daru Shifa, Zamzam e l’ospedale somalo-sudanese.

Il bilancio aggiornato alla mattina del 15 ottobre parlava di 80 morti e 150 feriti ed poi via via è salito progressivamente mani a mano che il lavoro dei soccorritori proseguiva; gli ultimi bilanci ufficiali riportano oltre 276 morti e 300 feriti, ma sono cifre destinate a salire.

ISIS, attraverso la sua rete social, si è subito dissociata dall’evento, affermando che non si tratta di Jihad o di “martirio per la fede”, ma solo di omicidi di musulmani che non possono essere perdonati né giustificati. Invece che attaccare la gente, i musulmani, occorreva attaccare le istituzioni somale che cooperano con i “crociati”. Questo post è girato parecchio nella rete ISIS, proprio per ribadire la posizione “politica” dello Stato Islamico che si differenzia da quella qaedista di Zawahiri. 

Chi è quindi l’autore del duplice attentato che ha devastato Mogadiscio? La rete social somala ha presentato delle particolarità connesse proprio alla struttura della rete stessa afferente alla Somalia e ai movimenti jihadisti operanti in quel teatro: non sarebbe presente una struttura vera e propria come appare in altri scenari, il monitoraggio ha riguradato i post, video e commenti, messi in rete da diverse entità, da privati e anche da “expat” somali, che hanno puntato il dito subito sugli Shebab. Si può ipotizzare, come accaduto altre volte, che Shebab non avrebbe ancora rivendicato, al momento in cui scriviamo, perché aspetterebbe di vedere esattamente l’impatto mediatico e reale del suo atto; le reazioni della popolazione e delle istituzioni; il conteggio dei morti e dei feriti, già elevato; l’ampia distruzione di una zona della città, in presenza di una rivendicazione a “tempi zero” potrebbe essere un boomerang per gli stessi Shebab.

Redazione

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