SOCIAL MEDIA. Smantellata l’Operazione Cartagine

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Centinaia di account, pagine e gruppi creati dalla società tunisina UReputation sono stati eliminati da Facebook. Questa società di “influenza cibernetica e intelligenza digitale” ha avviato una vasta operazione di disinformazione e influenza politica via Internet, in Tunisia e nell’Africa occidentale francofona. La campagna di influenza e informazione, in corso dal 2016, è stata denominata “Operazione Cartagine”, riporta Tv5 Monde.

Per diversi anni, una società di pubbliche relazioni specializzata nell’influenza informatica ha creato su Facebook e Instagram centinaia di account e pagine false dedicati a influenzare gli elettori tunisini e quelli di diversi paesi africani di lingua francese. La sua attività è stata documentata da DfrLab, Digital Forensic Research Lab che ha poi messo in guardia Facebook.

DfrLab, ente vicino all’Atlantic Council, studia la disinformazione nel mondo; in questo caso i risultarti della ricerca sono starti inviati a Facebook. 

La società oggetto della ricerca si chiama UReputation, e nel report DfrLab viene accusata di aver avuto «Comportamenti non autentici coordinati», cioè creazione di account, di pagine usate per manipolazioni, da parte di un gruppo di individui.

Nel suo ultimo rapporto contro le fake news, Facebook, afferma che: «Tunisia: abbiamo eliminato 446 pagine, 182 account Facebook, 96 gruppi, 60 eventi e 209 account Instagram. Questa attività è nata in Tunisia e si è concentrata sui paesi di lingua francese nell’Africa sub-sahariana . Questa rete ha utilizzato account falsi per fingere di essere residenti in paesi target, pubblicare e apprezzare i propri contenuti, condurre persone su siti off-platform e gestire gruppi e pagine che si pubblicizzano come organizzazioni di notizie indipendenti. Alcune pagine si sono impegnate in ingannevoli e mutevoli tattiche di costruzione del pubblico, concentrandosi su temi non politici e quindi politici, cambiando nel tempo i loro nomi come quelli dei registi. Abbiamo rilevato questa rete come parte della nostra indagine interna che collegava questa attività a una società di pubbliche relazioni con sede in Tunisia, UReputation».

Facebook ha stimato che UReputation aveva speso circa 331.000 dollari in pubblicità sui propri social network per realizzare la sua campagna di influenza. Sempre secondo la compagnia di Mark Zuckerberg, almeno 3,8 milioni di account Facebook hanno seguito una o più pagine gestite da UReputation. Quasi 132.000 account si erano uniti a gruppi manipolati dall’agenzia e oltre 171.000 seguivano account Instagram gestiti da questa società di influenza digitale.

Secondo DfrLab, «UReputation aveva creato pagine su notizie regionali e locali, inclusi argomenti come turismo, impegno della diaspora, politica, candidati ed elezioni nei paesi dell’Africa francofona e in Tunisia, ma anche recenti progressi nella lotta contro la pandemia di coronavirus nella regione (…)  i media online locali non avevano redazione indipendente ed erano collegati a collaboratori di UReputation (…) gli pseudo media locali sono stati pagati dall’influencer per diffondere informazioni mescolate a contenuti distorti o falsi (…) gli pseudo-media hanno pubblicato contenuti ma anche sondaggi fuorvianti a sostegno del presidente comoriano Azali Assoumani e dell’ex presidente ivoriano Henri Konan Bédié, che hanno fatto una campagna per le elezioni dell’ottobre 2020, il magnate tunisino dei media tunisino Nabil Karoui, sconfitto candidato presidenziale alla fine del 2019, oppure di nuovo il presidente togolese Faure Gnassingbé, rieletto a febbraio. UReputazione: una certa pratica di pubbliche relazioni e comunicazione online». 

Anna Lotti