SOCIAL MEDIA. Continua la feroce guerra social tra India e Pakistan

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Con una popolazione complessiva di 1,5 miliardi di persone, India e Pakistan sono mercati in forte crescita per Facebook e Twitter. L’uso politico dei social media sta portando ad una vera guerra tra i due paesi combattuta sui social e sulle loro influenze nella vita politica reale. Con molti gruppi rivali ultra-nazionalisti ed estremisti che utilizzano le piattaforme Facebook e Twitter per far avanzare la loro agenda politica, entrambe le società devono fronteggiare accuse di parzialità ogni volta che sospendono gli account.

Facebook è stato oggi di polemiche in tutto il mondo negli ultimi anni, culminati nello scandalo di Cambridge Analytica, e per non aver agito per eliminare i discorsi di odio sulla sua piattaforma che alimentavano la violenza etnica in Myanmar. In Pakistan quattro account Facebook e più di 20 account Twitter appartenenti ai membri della Pakistan Cyber Force sono stati chiusi negli ultimi due mesi, scatenando le proteste: Twitter si è difesa dicendo di non aver perseguito le idee politiche mentre Facebook, riporta Reuters, ha detto che l’azienda non ha rimosso gli account pakistani a causa delle pressioni del governo indiano, ma perché le persone che li gestivano si coordinavano tra loro e usavano account falsi per disinformare. Pakistan e India sono giunte ai ferri corti a febbraio; gli scontri reali sono stati accompagnati  da una feroce guerra di propaganda sui social media.

Questa battaglia online di narrazioni politiche e ideologiche è una battaglia che l’esercito pakistano ritiene debba vincere a tutti i costi. I portavoce militari spesso avvertono che contro il Pakistan si sta conducendo una “guerra di quinta generazione” non convenzionale. Facebook ha detto che i 103 account rimossi facevano parte di una rete collegata agli impiegati del dipartimento di pubbliche relazioni dell’esercito pakistano. Questi eserciti informatici lavorano direttamente per le organizzazioni statali militari o civili del Pakistan, agendo come procuratori o milizie de facto nei campi di battaglia online.

In India, gruppi nazionalisti simili stanno spuntando e spingendo per epurare e punire coloro che percepiscono come critici nei confronti dell’India – o sostenitori del Pakistan – sui social media. Uno di questi gruppi, Clean the Nation, dice che le sue azioni hanno portato all’arresto o all’allontanamento dal lavoro o dall’istruzione più di 50 persone che avevano postato commenti e osservazioni anti-India o critici nei confronti delle forze armate indiane.

Clean the Nation non ha legami formali con il partito al potere Bharatiya Janata Party, Bjp, anche se alcuni leader del partito hanno elogiato il gruppo quando è stato fondato alla fine di febbraio, dopo l’attacco nel Kashmir di febbraio.

Due dei fondatori di Clean the Nation, Siddharth Kapoor e Ashutosh Vashishtha, sono seguiti su Twitter dal primo Ministro indiano Narendra Modi. Altri hanno pubblicato sui social media le foto degli incontri con Modi e altri membri del suo gabinetto. 

Antonio Albanese