Siria: rischio calcolato di Ankara?

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TURCHIA – Istanbul 07/09/2013. Ad appoggiare Washington in un possibile attacco unilaterale contro Damasco sembra essere rimasta solo Ankara, dopo il rallentamento di Parigi. 

Il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, si è detto pronto a far partecipare il suo paese in qualsiasi coalizione militare e i suoi elettori e concittadini si mostrano sì interessati ma non esattamente consapevoli in che cosa consisterà la partecipazione della Turchia e quali le sua conseguenze. Damasco ha minacciato la Turchia: sarà lei il primo bersaglio se Ankara dovesse partecipare alle azioni e le precauzioni del governo hanno cominciato a manifestarsi lungo un confine di 900 km con la Siria, in misure contro possibili attacchi, quelli chimici compresi. Nel contempo è aumentata anche  la preoccupazione dell’opinione pubblica.

Alle preoccupazioni belliche si aggiungono quelle relative ad un massiccio esodo di profughi siriani dopo l’attacco Usa.

Nel frattempo, Erdogan, senza il supporto pubblico e parlamentare per un attacco contro la Siria, affronta la pressione dell’opposizione, che minaccia di scendere in piazza e tenere manifestazioni contro la guerra in tutto il paese. Le dichiarazioni del governo degli Stati Uniti di non voler rovesciare Assad, obiettivo primario di Erdogan, e i rischi connessi ad un coinvolgimento bellico diretto non sembrano aver smorzato in Erdogan e nel ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu, l’entusiasmo per la partecipazione a tutte le operazioni a guida Usa.

In una conferenza stampa pre G20, svoltasi ad Ankara il 4 settembre, Erdogan ha sottolineato ancora una volta l’impegno del suo governo in tal senso:  «Per come stanno le cose al momento, abbiamo detto che siamo pronti a partecipare a qualsiasi tipo di coalizione». In Siria, il vice ministro degli Esteri Faisal al- Mekdad ha detto al Wall Street Journal, in un’intervista concessa a Damasco il 3 settembre, che la Siria avrebbe colpito non solo Israele, ma anche Giordania e Turchia, se questi paesi avessero partecipato a una operazione a guida Usa.

Un incidente aereo avvenuto a giugno 2013, l’abbattimento di un jet F4 turco da ricognizione, i bombardamenti dei villaggi turchi al confine, lascia aperte molti dubbi sulle reali capacità dell’esercito e delle intelligence turche e siriane. 

La presenza di grandi numeri di rifugiati siriani e i problemi di convivenza con la popolazione turca rappresentano un’altra sfida al governo dell’Akp. 

Ad Antiochia, capitale della provincia di Hatay, al confine con la Siria, sono aumentate le tensioni settarie in quella che è sempre stata considerata una delle regioni più tolleranti della Turchia, in cui convivono membri di diverse religioni e sette, ha riportato il Guardian. Un sondaggio del German Marshall Fund pubblicato il 6 settembre indica che l’opposizione turca all’intervento in Siria è passata dal 57 % nel 2012 al 72% di quest’anno, e solo il 21 % a favore.

Cercando di capitalizzare su questo dato, l’opposizione turca ha annunciato che terrà una serie di manifestazioni contro la guerra in tutto il paese. Essendo ancora aperta la questione del parco Gezi, l’immagine del governo turco sarebbe ancora più negativa se manifestanti e polizia si affrontassero per la Siria.

Nonostante possibili turbolenze ai confini e disordini interni, Erdogan e Davutoglu continuano a sostenere un attacco contro Assad, le motivazioni di una simile posizione stanno alimentando l’interesse dei mass media e dell’opinione pubblica turca.