SIRIA. Si cerca una soluzione politica della crisi  

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A Ginevra si è tenuta la prima riunione plenaria del Comitato costituzionale siriano, l’organo annunciato dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, il 23 settembre scorso e regolamentato dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza N°2254 del 27 settembre. 

Il ruolo di questa assemblea  è quello di riscrivere o emendare la Costituzione siriana del febbraio 2012 in maniera da includere le istanze delle opposizioni al governo di Damasco. Le principali coalizioni di opposizione, la Coalizione nazionale per i rivoluzionari siriani e le opposizioni ed il Comitato nazionale siriano, ci arrivano formalmente preparate ma divise sulle aspettative riguardo gli obbiettivi che l’organo potrà effettivamente raggiungere. Le opposizioni, radunate sotto l’egida del Comitato per le negoziazioni, sono arrivate a Ginevra con voli principalmente provenienti da Istanbul e Riyadh, cioè Turchia e Arabia Saudita. La componente governativa e quella scelta dalle Nazioni Unite sono invece arrivate da Damasco scortate da emissari russi.

Mentre le intenzioni del governo siriano sono state chiarite in maniera piuttosto chiara, ostruzionismo sul tema della completa riscrittura della Costituzione e intralcio dei lavori fino a che la situazione militare ad Idlib non sarà risolta, paradossalmente è meno compatta la strategia delle opposizioni. Il presidente dell’ufficio di Ginevra del Comitato per le negoziazioni, Naser Al Hariri, ha fatto dichiarazioni relativamente incoerenti sul destino del Comitato costituzionale, soprattutto nelle ultime due settimane quando ha paventato il ritiro della delegazione di opposizione sulla base del fatto che il governo volesse fare ostruzione ad oltranza.

Bisogna inoltre aggiungere che il maggiore supporter del Comitato, fra gli attori esteri, è senz’altro la Russia che però, almeno secondo account locali, ha fatto trasparire dubbi sulla componente “indipendente”, parte delle società civile siriana, ammessa al Comitato da parte dell’ONU. Il rappresentante dell’ONU in Siria, Geir Pedersen, il quale sarà anche uno dei tre co-presidenti del piccolo comitato (45 membri dei 150 totali) che redigerà le proposte da sottomettere a votazione, ha fatto sapere che non è corretto addossare al Comitato costituzionale l’onere di risolvere tutte le criticità dello scenario siriano.

Pedersen ha sottolineato come la prigionia di dissidenti da parte del regime ed il tema dei rifugiati siriani non possano essere oggetto dei lavori del Comitato costituzionale il quale comunque resta un importante primo passo verso una soluzione politica alla crisi nel paese. Poco o nulla si è fatto infine per risolvere il grande vulnus insito nella composizione del Comitato ossia la completa assenza di una delegazione curda. Il fatto è stato reso ancor più visibile dai recenti avvenimenti a partire dallo scorso 9 ottobre, senza dimenticare che ancora oggi l’assemblea curda, il Syrian Democratic Council – Sdc, rappresenta l’organo legislativo su un terzo del territorio siriano ed il suo apparato militare, le Syrian Democratic Forces – Sdf, sono tutt’altro che irrilevanti dal punto di vista bellico. 

In ogni caso, il Sdc si mantiene in linea con le sue precedenti posizioni disconoscendo i futuri eventuali risultati ottenuti dal Comitato costituzione ed il principale partito della coalizione di maggioranza nel SDC, il partito democratico curdo – PYD, ha ribadito oggi tale posizione. Nonostante le promesse degli americani, i quali avevano detto di aver raggiunto un accordo con la Turchia per includere i curdi nel Comitato costituzionale, si sono dissolte e d’altronde le Nazioni Unite hanno dimostrato di non avere interesse a formalizzare tale inclusione. Da un lato pesa la posizione istituzionale che Damasco ed Ankara hanno preso sul riconoscimento all’Amministrazione autonoma curda della Rojava: il ministro degli Affari esteri siriano Walid Muallem ritiene il Sdc come una forma parastatale estranea alla Siria mentre il ministro della Difesa turco Hulusi Akar riconosce solamente una forza militare-terroristica nel nord-est siriano, le Sdf, che non può avere legittimità istituzionale.

La posizione negoziale delle opposizioni, privata del contributo dei curdi che loro stesse non volevano, parte svantaggiata a causa, soprattutto, dei recenti avvenimenti in Siria: la presunta uccisione USA del Califfo di Isis e la presenza dei suoi soldati ai pozzi petroliferi; il comportamento delle milizie filo-turche, per lo più terroriste a loro volta, nelle ultime tre settimane di guerra nella Safe Zone; la questione di Idlib. 

Redazione