SIRIA. Sarebbe una donna l’attentatore ISIS di Manbij

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Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani l’attentato di Manbij del 16 gennaio 2019, l’attentatore sarebbe una donna che si fatta esplodere davanti ai soldati Usa. L’attentato ha causato l’uccisione di 19 persone di cui 4 uomini dell’Alleanza internazionale, 5 combattenti locali e 10 civili.

A riportare la notizia la testata on line syriahr.com . La donna sarebbe stata accompagnata all’interno del ristorante da un uomo che si sarebbe poi allontanato. La caccia all’uomo è ancora in corso: non si sa, infatti, se si sia nascosto in città o sia riuscito ad allontanarsi dalle zone sotto controllo delle forze militari del Consiglio di Manbj nel settore nord-orientale della campagna di Aleppo.

Sono questi i risultati delle indagini del team Fbi, composto da una forza di 90 uomini e sostenuto da appoggio aereo. La notte del 17 gennaio si sono sentiti spari ad ovest della città Manbij, collegati alle ricerche dell’uomo che sarebbe stato ucciso nel conflitto a fuoco avvenuto nella zona di Mazerli a ovest di Manbij. 

Non si ha ancora nessuna informazione circa l’identità dell’uomo, perché le operazioni sarebbero ancora in corso, ma secondo l’Osservatorio, l’uomo sarebbe Abu Yasin al-Shami, personaggio comparso nei filmati delle telecamere di sorveglianza (foto di apertura); l’Osservatorio, inoltre, riporta che l’uomo faceva parte di una cellula composta da 7 persone che aveva il fine di effettuare attentati e omicidi nella zona Manbij. 

Una serie di account social locali indicano poi che non vi sono stati solo morti americani, ma confermano che sia deceduta anche gente normale, cittadini siriani, nell’attacco suicida di Manbij. Secondo fonti locali, poi, a Manbij era presente anche Thamer al Sabhan, ministro saudita per gli Affari del Golfo, e potrebbe essere tra le vittime. 

Nel corso degli ultimi mesi, infine, i gruppi arabi ribelli filo turchi sono ricomparsi proprio nella zona tra Raqqa, Tabqa e Manbij. 

Luigi Medici