I ribelli siriani minacciano i partecipanti a Ginevra II

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SIRIA – Damasco 30/10/2013. Gli ispettori delle Nazioni Unite inviati in Siria per il monitoraggio e la distruzione delle armi chimiche hanno presentato un primo resoconto, entro i termini previsti dall’accordo tra Stati Uniti, Russia e il governo di Damasco.

Sono stati rilevati depositi per mille tonnellate di armi chimiche di categoria 1, tra cui la varietà più importante è il sarin, 290 tonnellate di categoria 2, agenti chimici che presentano rischi significativi e 1200 armi rappresentate da sistemi di armi chimiche vacanti, come razzi; il monitoraggio e l’autorizzazione allo smantellamento, che dovrà essere portato a termine entro giugno 2014, avrebbe di fatto scongiurato la minaccia di un intervento esterno da parte degli Stati Uniti, ma c’è da sottolineare che alcuni siti non possono ad oggi essere verificati per motivi di sicurezza in quanto situati in zone in cui i combattimenti sono ancora in atto, come quelli della zona di Safeira nella parte sud-est di Aleppo per esempio. 

L’accordo che ha lasciato al potere Bashar al-Assad non piace ai militanti anti governativi, che speravano in un rovesciamento del regime e in un nuovo ordine sotto controllo sunnita, che uniti a gruppi terroristici , formati da persone giunte da un numero elevato di altri paesi (si parla di oltre 80 stati islamici e no) minacciano ritorsioni contro chiunque decida di prendere parte alla conferenza di pace che dovrebbe portare ad una transizione e ad una soluzione dell’attuale crisi. Un gruppo costituito da una ventina di brigate ribelli avrebbe dichiarato che la Conferenza di pace è un tradimento alla rivoluzione e che i partecipanti dovranno risponderne. Lakhdar Brahimi, inviato speciale dell’Onu e della Lega Araba per la crisi in Siria ha manifestato le difficoltà di trovare un equilibrio tra le parti, che in questo contesto il leader siriano ha svolto un  ruolo importante e che non si può tornare indietro da questo processo. 

Nel frattempo in Siria si continua a morire, militanti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, gruppo di ribelli vicino ad al-Qaeda hanno attaccato il villaggio di Kafteen con una serie di raffiche di mortaio uccidendo 30 civili e ferendone altri. Nuovi scontri si sono registrati nella provincia nord occidentale di Idlib in prossimità della frontiera turca, le agenzie locali e quelle curde parlano di utilizzo di armi chimiche da parte dei ribelli. Da alcune testimonianze risulta che un fumo giallo tossico che si sarebbe innalzato dopo l’esplosione nella seconda giornata di combattimenti  nella città di Ras al-Ayn e che alcune persone hanno accusati i sintomi di una forte intossicazione; le forze curde avrebbero respinto gli attacchi uccidendo una trentina di terroristi.