SIRIA. Oltre 380mila morti in nove anni di guerra

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Circa 380.636 persone sono state uccise durante i quasi nove anni di guerra in Siria, ha detto l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Il bilancio delle vittime comprende civili, soldati del governo, combattenti ribelli e truppe straniere, secondo l’Osservatorio. Un totale di 66.620 soldati governativi, 51.594 combattenti filogovernativi, 8.245 combattenti stranieri filogovernativi e 1.682 combattenti del gruppo libanese Hezbollah sono morti durante la guerra, ha detto l’ong britannica.

Inoltre, riporta Times of Malta, sono stati uccisi 115.490 civili, 111 soldati turchi, 67.395 jihadisti e militanti dello Stato islamico, 66.457 combattenti ribelli, 417 combattenti sconosciuti e 2.625 disertori dell’esercito. Tuttavia, l’Osservatorio ha detto che il bilancio dei morti della coalizione antiterrorismo guidata dagli Stati Uniti non è disponibile a causa della politica di estrema rigidità della coalizione.

Come si ricorderà il conflitto è scoppiato dopo le proteste antigovernative nella città meridionale di Daraa il 15 marzo 2011.  Le manifestazioni si sono diffuse in tutta la Siria e sono state brutalmente represse dal regime, scatenando un conflitto armato su più fronti che ha attirato jihadisti e potenze straniere. Il conflitto ha sfollato o mandato in esilio circa 13 milioni di siriani, causando miliardi di dollari di distruzione.

L’ultimo bilancio delle vittime dell’Osservatorio sul conflitto siriano, pubblicato nel marzo dello scorso anno, è stato di oltre 370.000 morti. L’ultimo report comprendeva più di 128.000 combattenti siriani e non siriani a favore del regime. Il bilancio totale delle vittime non comprende le circa 88.000 persone morte per tortura nelle carceri del regime, né le migliaia di dispersi dopo essere stati rapiti da tutte le parti in conflitto.

Con il sostegno di Russia e Iran, il presidente siriano Bashar al-Assad è tornato negli ultimi anni a controllare quasi due terzi del Paese. Questo dopo una serie di vittorie contro i ribelli e i jihadisti dal 2015, ma anche dopo che l’anno scorso le sue forze sono state dispiegate in alcune parti del nord-est del Paese in base a un accordo per fermare un’operazione militare turca.

Diverse parti del Paese, tuttavia, rimangono al di fuori della portata del governo di Damasco. Tra queste, l’ultimo grande bastione dell’opposizione di Idlib, una regione che ospita circa tre milioni di persone governata dai jihadisti di Hts. Secondo le Nazioni Unite, nelle ultime settimane la ripresa della violenza in quella regione ha fatto fuggire 284.000 persone dalle loro case.

Nel nord-est, le truppe turche e i loro alleati controllano una striscia di terra lungo il confine, dopo averla presa ai combattenti curdi all’inizio di quest’anno. Le forze guidate dai curdi controllano l’estremo est della Siria, dove le truppe statunitensi sono state dispiegate vicino a importanti giacimenti di petrolio. Si stima che il conflitto siriano abbia riportato l’economia indietro di tre decenni, distruggendo le infrastrutture e paralizzando la produzione di elettricità e petrolio.

Lucia Giannini