SIRIA. La versione di Damasco sulla guerra: tutti ce l’hanno con gli Assad

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Il 30 giugno si è svolta la IV conferenza di Bruxelles sulla Siria. Sul sito del ministero per gli Esteri italiano si legge che l’appuntamento è stato promosso dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite con l’obiettivo di raccogliere i fondi necessari a fronteggiare l’emergenza umanitaria e sanitaria in atto in Siria e nei Paesi vicini e riaffermare il sostegno della Comunità internazionale a una soluzione politica negoziata alla crisi siriana, sotto l’egida delle Nazioni Unite e in linea con la Risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza.

A distanza di poche ore dal comunicato ufficiale il ministro per gli affari Esteri siriano, Walid al-Muallem, ha dato la sua versione dei fatti. Walid al-Muallem ha detto che le posizioni emerse dalla IV Conferenza di Bruxelles confermano che gli Stati Uniti, l’Unione Europea e i loro regimi affiliati continuano le loro politiche “ostili” nei confronti della Siria.

Alla IV conferenza di Bruxelles hanno partecipato 84 delegazioni, tra cui 57 paesi e dieci organizzazioni regionali e istituzioni finanziarie internazionali, oltre a 17 agenzie delle Nazioni Unite. Secondo la dichiarazione di chiusura, i partecipanti alla conferenza hanno promesso 5,5 miliardi di dollari (equivalenti a 4,9 miliardi di euro) per il 2020 e hanno impegnato 2,2 miliardi di dollari (2 miliardi di euro) per il 2021 e oltre. L’Italia si è impegnata con 45 milioni di euro  in attività umanitarie.

Secondo Walid al-Muallem, la Conferenza di Bruxelles sulla Siria e gli atteggiamenti che ne derivano «mostrano ancora che gli Stati Uniti e l’Unione Europea e i loro regimi affiliati nelle loro politiche ostili nei confronti della Siria che hanno interrotto e dimostrato il loro fallimento, e questo non è dimostrato da coloro che hanno barcollato e sconfitto il loro progetto aggressivo», come si legge nella dichiarazione rilasciata dal Ministero.

Per fallimento il ministro intende la mancata caduta del regime di Assad in Siria. Anche se fonti turche nei giorni scorsi hanno detto che Bashar al Assad sarebbe pronto a lasciare la Siria a breve e sarebbe in corso la decisione sul paese che gli darà asilo politico.

Il ministero degli Esteri siriano, sempre nel suo comunicato ha accusato i paesi partecipanti alla conferenza di fornire «tutte le forme di sostegno al terrorismo, lo spargimento di sangue dei siriani, la distruzione dei loro successi, il furto della loro ricchezza di petrolio, grano, fabbriche e manufatti, impedendo la ricostruzione di ciò che è stato distrutto dal terrorismo e imponendo sanzioni successive che incidono sulla vita e sul sostentamento del cittadino E ostacola il ritorno dei siriani nella loro patria».

Gli “affari esteri del regime” hanno denunciato la conferenza, affermando che si trattava di “una palese interferenza negli affari interni siriani, che rientra nelle competenze e nella giurisdizione dei siriani e del loro governo legittimo”, come descritto dal Ministero degli Esteri.

E proprio sulla ricostruzione conta il regime di Assad per arricchirsi. Una norma del 2012 prevede che le abitazioni non censite, circa il 50%, e disabitate diventano proprietà dei costruttori che avranno la licenza per costruire. Che molto spesso sono persone vicine ad Assad se nn parenti stretti.

La dichiarazione finale della conferenza “Bruxelles 4” ha sottolineato che “una soluzione sostenibile al conflitto siriano può basarsi solo sulla dichiarazione di Ginevra (2012) e sulla piena attuazione della risoluzione 2254 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che richiede un processo politico”.

La risoluzione 2254 è un riferimento essenziale per il processo politico in Siria e prevede la formazione di un governo di transizione globale e non settario, quindi una nuova costituzione per il paese e l’organizzazione di elezioni legislative e presidenziali sotto la nuova costituzione entro 18 mesi.

Maddalena Ingroia