SIRIA. La Nuova Via della Seta toccherà Damasco

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A margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, il Ministro degli Esteri cinese ha annunciato in un incontro con la sua controparte siriana che il suo paese è pronto a fare la sua parte nella ricostruzione della Siria.

Nella riunione che si è tenuta il 28 settembre, riporta Irna, Wang Yi ha detto che la Cina rispetta la sovranità e l’indipendenza della Siria.

Il Ministro cinese ha espresso soddisfazione per il miglioramento della vita e della sicurezza delle popolazioni siriane e ha detto che la Cina non risparmierà alcuno sforzo per contribuire allo sviluppo economico e sociale della Siria. Wang Yi ha poi proseguito dicendo che Pechino ritiene che ci sia una soluzione politica alla crisi siriana e che il problema debba essere risolto con mezzi diplomatici e politici.

Il ministro degli Esteri cinese ha dichiarato che la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale della Siria dovrebbe essere rispettata e al popolo e ai leader del paese dovrebbe essere consentito di decidere del proprio destino. Wang Yi ha descritto come importante il rapporto tra i due paesi e ha detto che la crescita economica e lo sviluppo sociale della Cina può essere utile per ricostruire la Siria.

Il ministro degli Esteri siriano, Wahid Muallem ha anche considerato importante l’aiuto della Cina nella ricostruzione della Siria e ha detto che la Siria apprezza l’assistenza umanitaria di Pechino. 

Muallem ha anche chiesto di rafforzare la cooperazione tra i due paesi. Pur sostenendo la partecipazione della Siria alla Belt and Road Initiative, le due parti hanno anche espresso soddisfazione per il suo importante ruolo nel piano.

La Siria ha bisogno di aiuto internazionale per ricostruire le proprie infrastrutture. E qui sta il problema: molti dei donatori, per lo più occidentali, con maggiori disponibilità di denaro sono anche i meno vicini al regime. Nel 2017, ben 70 paesi e istituzioni si sono incontrati a Bruxelles per discutere di come aiutare a ricostruire la Siria senza aiutare Assad allo stesso tempo. Ma, mentre propongono di incanalare il denaro direttamente a aziende e a Ong, non c’è alcuna garanzia che possano evitare il coinvolgimento del governo alawita.

Lucia Giannini