SIRIA. In un test, HTS chiede agli universitari siriani chi bisogna uccidere

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Il governo ad interim delle milizie filo turche sta imponendo la sua giustizia e il suo modo di fare nella zona a nord di Aleppo e nelle aree che controlla in generale. I suoi membri sono stati accusati più volte di furto, saccheggio e stupro ed è arrivato il momento per le milizie di correre ai ripari. In effetti, è stata emessa una legge che indica che chiunque a nord di Aleppo effettui dichiarazioni contro la rivoluzione e la dignità dei ribelli, accusandoli di furto o stupro, per strada o sui social media sarà considerato un criminale.

A Idlib, è nell’ambito dell’educazione che HTS sta imponendo il suo pensiero e il suo modo di fare. All’università hanno cambiato impostazione e all’inizio di ogni compito sono comparse nuove domande come: “Chi merita di essere ucciso? Indicare la differenza tra un attacco suicida e un’operazione di martirio? Come identificare una spia?”. A queste si aggiungono poi domande, con richiesta argomentazione, sulla partecipazione all’operazione dell’esercito turco per la liberazione dell’Est dell’Eufrate, sul termine muhajir e la necessità di viaggiare nello Sham, sull’accettare o meno la riconciliazione con il governo siriano, come avvenuto ad esempio nella zona di Daraa. Ad esempio la risposta alla prima domanda “chi merita di essere ucciso” è nell’ordine: alawiti, ebrei e cristiani. 

Una delegazione tribale è arrivata a Ithriya per discutere con il capo della sicurezza siriano, Ali Mamlouk, del ritiro americano dal nord della Siria. Su questo piano si gioca il futuro del nord della Siria. Se Damasco riuscirà a trovare il giusto accordo con le SDF a guida curda e le tribù arabe, allora riuscirà ad disinnescare l’attacco turco, ma deve guardarsi dalle potenze sunnite che vogliono recuperare la loro influenza nell’area. 

La Turchia chiederà l’apertura di inchiesta internazionale sull’uccisione di Kashoggi. Secondo alcuni, si tratterebbe della risposta turca agli attacchi a Afrin e Manbij, subiti dalle milizie filo turche. Soprattutto, la minaccia di Ankara sarebbe anche la risposta al sospetto coinvolgimento saudita nel tentativo di incrinare i rapporti e le decisioni con gli americani sulla buffer zone nel nord della Siria. Peraltro, si apprende che l’Arabia Saudita avrebbe deciso di puntare, come accennato, sulle tribù arabe sunnite; non è chiaro se andata via la Turchia o meno, per resistere alla presenza iraniana nell’est della Siria. Sembrerebbe quindi svanito il tentativo saudita di relazionarsi con i curdi per lo stesso scopo.

Inoltre, attualmente i combattenti di Daesh stanno cercando di allontanarsi dalla zona degli scontri verso la Turchia grazie ai contrabbandieri. Di fatto, questo pone una certa pressione sulla Turchia, ma apre anche ai jihadisti la porta verso l’Europa. 

Redazione