SIRIA. Il contrabbando arriva a Damasco dalla Turchia

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La Siria ha lanciato una massiccia operazione anti contrabbando, sequestrando le merci contrabbandate dalla Turchia, con una mossa che ricorda gli anni Ottanta del secolo scorso, quando era proibito importare qualsiasi cosa fatta al di fuori del paese; i commercianti temono che simili operazioni possiamo possa spaventare gli investitori.

La feroce campagna del Dipartimento delle dogane siriane ha preso il mese scorso il via nei quartieri più ricchi di Damasco, dove si possono ancora trovare marchi internazionali di contrabbando: dalle tavolette di cioccolato svizzero alla moda italiana, riporta Asia Times.

Le griffe sono ancora richieste dai vecchi e nuovi ricchi siriani; accompagnati da poliziotti armati, i funzionari delle dogane sono entrati nei supermercati e nelle boutique, chiedendo di vedere come le merci straniere fossero state portate nel paese. Coloro che non sono in grado di fornire registri aggiornati e corretti sono stati multati e le loro merci confiscate. Negli ultimi giorni, molti punti vendita hanno chiuso i battenti, temendo una seconda fase dell’operazione di polizia. 

Secondo un comunicato stampa della Sana, la campagna mira a «promuovere l’industria siriana, combattere il contrabbando di merci e mantenere la riserva siriana di valuta estera». Il motivo vero ma non detto è quello di affrontare il crescente numero di merci turche contrabbandate nel paese attraverso le città del nord, ora nelle mani delle truppe turche e dei gruppi vicini.

La campagna è stata particolarmente sentita a Damasco, anche se altri capoluoghi di provincia come Hama, Latakia e Aleppo, sono stati teatro di simili misure. I negozianti sono furiosi, dicendo che tutto questo spaventa gli investitori, paralizza l’attività commerciale e uccide la competitività della comunità industriale siriana.

Secondo il Dipartimento delle dogane, i beni confiscati dai distretti di Damasco di alto livello come al-Malki, Abu Rummaneh, Shaalan, Rawdah e Mezzeh sono ammontati a circa 150 milioni di sterline siriane. 

Le merci provenienti dall’estero sono, di norma, acquistate in valuta estera, esaurendo la già decrescente riserva di dollari del paese. Più gli uomini d’affari siriani spendono dollari per le merci estere, più alta è la domanda di valuta estera, danneggiando ulteriormente la già rovinata valuta siriana. Nel 2011, prima dello scoppio della guerra civile, il tasso di cambio era di 50 sterline siriane per dollaro; ora è pari a 500 sterline per 1 dollaro.

Maddalena Ingroia