In Siria si vota

100

SIRIA – Damasco 30/05/2014. Le elezioni siriane sembrano avere più risalto al di fuori che all’interno dei propri confini.

Ad occuparsene sono in tanti, a favore e contro. Rimane chiaro che Bashar al-Assad le abbia indette per rafforzare la sua posizione agli occhi della comunità internazionale. Le previsioni danno Assad come super favorito, grazie anche alle numerose sconfitte inferte ai gruppi combattenti nel paese. La conferma del popolo metterebbe a tacere ogni polemica e darebbe ancora più potere, se ce ne fosse bisogno, all’attuale presidente.
Intanto già da mercoledì scorso sono state aperte le urne in 39 ambasciate fuori dal paese. Secondo l’agenzia Fars, oltre il 95% dei residenti siriani ha votato nel paese iraniano. Alta l’affluenza in Libano, ma anche in alcuni paese europei. In altre nazioni, come la Francia per esempio, invece è stato negato alle ambasciate siriane il diritto di raccogliere i voti e già si stanno estendendo manifestazioni di protesta sui social network.
In riferimento alle prossime elezioni presidenziali in Siria si è espresso anche il consigliere di politica estera della Guida rivolgendosi al Leader della Rivoluzione Islamica Ayatollah Sayyed Ali Khamenei. «Le elezioni saranno una risposta ai nemici del governo e di tutta la nazione. Il governo siriano è riuscito a ripristinare una relativa sicurezza in Siria, nonostante i paesi occidentali e i ribelli della regione abbiano lanciato ampie offensive grazie anche al sostegno finanziario e militare offerto da diversi stati ai terroristi Takfiri che combattono in Siria provenienti da più di 70 paesi» ha detto Ali Akbar Velayati che è anche presidente del Centro iraniano per la ricerca strategica del Consiglio per il Discernimento e ha poi continuato «Attraverso questa lunga crisi imposta al paese, il popolo siriano è giunto alla conclusione che Assad è riuscito a difendere la sua nazione ed evitare la disintegrazione della Siria o la sua occupazione da parte di stranieri e forze Takfiri».
Velayati ha anche respinto l’opposizione dei paesi occidentali al voto, sottolineando che solo i siriani hanno il diritto di determinare il destino e il futuro del loro paese, e che sapranno risolvere il conflitto siriano attraverso mezzi democratici. «In questi giorni sta diventato evidente che gli occidentali non vogliono stabilire la giustizia e la democrazia nella regione, ma piuttosto vorrebbero installare un burattino, reazionario filo-sionista. Questo spiega il motivo per cui sono fortemente contrari alle elezioni», parole forti quelle di Velayati da non sottovalutare perché indicano una precisa posizione in merito e lasciano trasparire che non consentiranno intromissioni esterne.
Nel frattempo giungono notizie che l’esercito siriano ha inflitto nuove sconfitte ai gruppi terroristici ad Aleppo, Daraa e in altre zone come a Homs, dove intanto è in atto un accordo di riconciliazione tra le autorità siriane e gli sconfitti gruppi militanti, stabilito ieri a Damasco che prevede l’abbandono delle armi da parte dei combattenti che avranno la possibilità di unirsi alle commissioni difesa nazionale con l’impegno di non commettere più atti terroristici.