La dollarizzazione involontaria della Siria

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SIRIA – Damasco 31/03/2016. Il tasso di cambio al mercato nero per la sterlina siriana ha raggiunto un livello record il 24 marzo dopo due settimane di “panico” nei mercati valutari di Damasco.

Come riprova il blog Syria Directl, il panico è stato scatenato dall’annuncio che la Russia avrebbe ritirato la parte principale delle sue forze militari dalla Siria.
Il tasso di cambio ha iniziato a salire il 15 marzo, il giorno successivo all’annuncio televisivo di Putin, passando da 452 sterline siriane per dollaro a 459. Il 26 marzosi è arrivati a oltre 500, e a 513 il 28 marzo. dopo l’annuncio di Putin, la gente ha iniziato a vendere la sterlina mossa dalla paura per poi tranquillizzarsi quando ha capito che i russi resteranno nel paese.
Il 13 marzo, dopo l’annuncio di Putin, i damasceni hanno letteralmente iniziato a vendere dollari chili, riporta il blog, spingendoli così al rialzo e svalutando contemporaneamente la sterlina siriana, tanto che molte attività hanno chiuso per evitare perdite gravi in poche ore. Questa settimana, dopo la riconquista di Palmira, il tasso di cambio sul mercato nero è sceso da 513 sterline siriane a dollaro a 502. I prezzi delle materie prime, sia nella parte sottili controllo del regime che dei ribelli, sono ora direttamente legati al dollaro; la ragione di questa dollarizzazione “involontaria” è un alto tasso di inflazione annuale, stimata a circa il 80 per cento l’anno che rende impossibile per i commercianti trarre un profitto stabile in lire siriane, mentre la maggior parte degli stipendi e di altri redditi sono ancora pagati nella valuta siriana. Quindi gli stipendi sono in sterline, ma i prezzi dei beni sono direttamente legati al dollaro; una situazione aggravata anche dagli assedi e dalle difficoltà di approvvigionamento cheta chi vive nel città; tanto che, afferma il blog, a West Ghouta in alcuni momenti lo zucchero costava 50 dollari al chilo.