SIRIA. Disinformazione da manuale

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Documenti trapelati dal Foreign Office britannico fanno luce su un programma segreto di disinformazione in Siria

Introduzione
La potenza delle narrazioni rappresenta da sempre, ed oggi come non mai, uno strumento chiave all’interno di un conflitto e la guerra civile siriana non fa alcuna eccezione in tal senso. Questo è stato chiaro fin da subito a tutte le parti in gioco, a cominciare da Daesh, che ha fatto della mediatizzazione delle proprie attività il suo biglietto da visita, fino ad arrivare al governo siriano di Bashar al Assad e al suo organo di stampa
SANA Agency. Se però l’opera di propaganda effettuata da Daesh e da Damasco risulta facilmente identificabile da un occhio occidentale, lo stesso non può dirsi per il mare magnum di informazioni fornite dai vari organi stampa occidentali, percepiti dai più come neutrali. Tuttavia, alcuni documenti trapelati dal Foreign Office britannico fanno luce su una massiccia opera di disinformazione portata avanti dai governi occidentali, volta a screditare il governo di Damasco e presentare un’immagine idealizzata delle milizie ribelli. Questi file forniscono una chiara visione di come l’opposizione siriana sia stata plasmata dai governi occidentali e sia stata tenuta in vita con incredibili somme di denaro che scorrevano dalle tasche dei contribuenti britannici, spesso a beneficio dii miliziani alleati di Al Qaeda.

L’attacco ai sistemi informatici del Ministero degli esteri Britannico
Recentemente la testata britannica The Grayzone ha riportato notizie circa la penetrazione da parte di alcuni Hacker all’interno dei sistemi informatici del ministero degli Esteri del Regno Unito, dal quale avrebbero sottratto centinaia di file riguardanti controversi programmi di disinformazione in Siria. Gli hacker sembrano aver deliberatamente preso di mira documenti che definiscono relazioni finanziarie e operative tra il Foreign, Commonwealth and Development Office (FCDO) e una rete di società di comunicazione del settore privato, che gestivano piattaforme multimediali in Siria. Data la portata e l’efficacia dell’attacco informatico, al momento il FCDO non escluderebbe la responsabilità di un attore statale, con forti sospetti concentrati sulla Russia. Già nel 2018, infatti, il ministero degli Esteri britannico aveva affermato che l’intelligence russa aveva tentato di violare i suoi sistemi informatici e che il sospetto sarebbe, dunque, fondato su precedenti rilevanti.

Dai documenti trapelati emergerebbe l’esistenza di un’infrastruttura avanzata di propaganda volta a stimolare il sostegno in Occidente ed in medio oriente all’opposizione politica e militare in Siria. La guerra mediatica dell’opposizione siriana sarebbe stata organizzata nell’ambito di un più ampio progetto congiunto anglo americano denominato “Basma”. Per fare questo il governo britannico si sarebbe rivolto ad una serie di aziende leader nel settore della comunicazione, tra cui “ARK” (Analysis Research Knowledge), “The Global Strategy Network” (TGSN) e “Innovative Communication & Strategies” (InCoStrat).

Al centro delle iniziative di propaganda vi sarebbe poi una vasta rete di giornalisti siriani, che avrebbe ricevuto formazione, attrezzature e incoraggiamento da queste società di pubbliche relazioni, senza che il ruolo del governo del Regno Unito fosse reso esplicito. Tutte le aziende citate nei fascicoli erano state assoldate dal governo britannico, tuttavia molte di queste gestivano anche “progetti multi-donatore”, con finanziamenti dal governo degli Stati Uniti e di altri paesi dell’Europa occidentale.

La società InCoStrat

Nei documenti trapelati, una delle società che compare più spesso è la “Innovative Communications Strategies” (InCoStrat). Nell’inchiesta effettuata da The Grayzone, emergerebbe come “InCoStrat” sia stata coinvolta in numerose operazioni di regime change sostenute dall’Occidente. L’azienda ha, infatti, dichiarato di aver contribuito a formare nel campo delle pubbliche relazioni numerose organizzazioni della società civile in Afghanistan, Honduras, Iraq, Siria e Libia. InCoStrat afferma persino di aver addestrato un team di giornalisti anti-Saddam Hussein a Bassora, in Iraq, dopo l’invasione congiunta di Stati Uniti e Regno Unito. In Siria InCoStrat avrebbe agito come intermediario tra i suoi clienti governativi e la coalizione nazionale delle forze di opposizione siriana, il governo parallelo sostenuto dall’Occidente. A questo proposito l’azienda dichiara di aver costruito una rete di oltre 1600 giornalisti e influencer focalizzati sulla Siria, per conto del Regno Unito, degli Stati Uniti, degli Emirati arabi uniti e di uomini d’affari siriani contrari ad Assad. La società ha riferito di essere riuscita a penetrare anche all’interno dell’opposizione armata, sviluppando “solide relazioni con 54 comandanti di brigata nel fronte meridionale della Siria”. L’azienda di comunicazione avrebbe formato gli alti dirigenti del governo ombra siriano ed avrebbe persino diretto il loro l’ufficio mediatico dalla città di Istanbul, in Turchia. Anche in questo caso InCoStrat avrebbe permesso la realizzazione di interviste ai membri di milizie ribelli, inclusa Jabhat al-Nusra, ex formazione jihadista legata ad al Qaeda. Dalle carte emerge un vero e proprio impero multimediale, con uffici nelle città di Daraa in Siria; Istanbul e Reyhanli in Turchia; e Amman in Giordania. Inoltre, InCoStrat sarebbe la mente della campagna internazionale che costrinse il governo siriano a revocare l’assedio alla roccaforte dell’opposizione di Homs, che in quel momento si trovava sotto il controllo delle milizie jihadiste.

La Società ARK
Uno dei principali appaltatori del governo britannico, dietro all’operazione di propaganda in Siria, è una società di comunicazione con sede a Dubai, denominata ARK (Analysis Research Knowledge). Si definisce una ONG umanitaria e sul suo sito web dichiara di essere stata creata “per assistere i più vulnerabili, responsabilizzando le comunità locali attraverso la fornitura di interventi agili e sostenibili per creare maggiore stabilità, opportunità e speranza per il futuro”. In realtà ARK non sarebbe altro che un intermediario dell’intelligence britannica, che agisce come testa di ponte dell’interventismo occidentale in medio oriente. Da notare che, nelle sue operazioni in Siria, ARK ha collaborato con un altro appaltatore britannico denominato “The Global Strategy Network (TGSN), diretto da Richard Barrett, ex direttore dell’antiterrorismo presso l’MI6. Inoltre, in un documento, depositato presso il governo britannico, ARK afferma di aver supervisionato contratti per un valore di 66 milioni di dollari volti a sostenere gli sforzi a favore dell’opposizione in Siria, per conto dei governi di Regno Unito, Stati Uniti, Danimarca, Canada, Giappone e dell’Unione europea.

Questa enorme operazione di propaganda orchestrata da ARK sarebbe stata diretta da Firas Budeiri, già direttore delle attività in Siria per la ONG internazionale Save the Children. L’appaltatore britannico vanta una vasta rete all’interno della società civile, che avrebbe adeguatamente formato in un proprio centro stabilito a Gaziantep, città nel sud della Turchia, base di svariate operazioni di intelligence contro il governo siriano. In un documento governativo che esponeva le operazioni di comunicazione degli appaltatori britannici in Siria, ARK e il TGSN, vantavano il controllo all’interno del paese di: 97 reporter video, 23 persone preposte alla stesura di articoli, 49 distributori di volantini, 23 fotografi, 19 formatori, otto centri di formazione, tre uffici media e 32 addetti alla ricerca. Budeiri avrebbe formato un team composto da cittadini siriani e turchi, che vantavano una vasta esperienza nella gestione di programmi di questo tipo e nella conduzione di ricerche per conto di diversi clienti governativi come ​​Libano, Giordania, Siria, Yemen, Turchia, Territori palestinesi, Iraq e altri stati colpiti da conflitti.
Per conto dei suoi finanziatori la società ha creato una complessa campagna di pubbliche relazioni per fornire un rebranding dell’esercito libero siriano, al fine di renderlo distinguibile dai gruppi di opposizione armata estremisti e per presentare al mondo l’immagine di un corpo militare funzionante, inclusivo, disciplinato e professionale. Per fare ciò ARK avrebbe, dunque, elaborato, una strategia di comunicazione basata sulla formazione mirata dei leader e dei combattenti del FSA (Free Syrian Army). Queste aziende avrebbero scelto e imboccato i portavoce dell’opposizione, ai quali avrebbero poi girato innumerevoli interviste trasmesse su canali mainstream come BBC e Channel 4. Dalle carte emerge chiaramente come la società abbia venduto per anni propaganda dell’opposizione alle principali emittenti televisive in lingua araba (BBC Arabic, Al Jazeera, Al Arabiya, e Orient TV) ed in lingua inglese (New York Times, Washington Post, CNN, Guardian, BBC e Buzzfeed). Per comprendere le proporzioni dell’operazione, basti pensare che più della metà dei corrispondenti inviati da Al Jazeera in Siria sarebbero stati addestrati all’interno del programma congiunto anglo americano “Basma”.

I documenti trapelati dimostrano, inoltre, come ARK fosse stata incaricata di gestire le pagine Twitter e Facebook della Protezione civile siriana, più comunemente conosciuta come “Elmetti bianchi”. ARK si è preso il merito di aver sviluppato una campagna di comunicazione a livello internazionale progettata per aumentare “la consapevolezza globale sul lavoro di salvataggio degli Elmetti bianchi”. La società avrebbe anche facilitato le comunicazioni tra la protezione civile siriana e “The Syria Campaign”, una società di pubbliche relazioni gestita da Londra e New York, che ha contribuito a rendere popolari i White Helmets negli Stati Uniti. Il tutto avveniva mentre la stessa società gestiva gli account social del consiglio civile di Idlib, tutt’ora in mano ad Hayʼat Taḥrīr al-Shām (HTS), formazione jihadista nata dalle ceneri di “Jabhat al Nusra”.

Andrea Barlassina