Bashar e il petrolio di DAASH

65

GERMANIA – Berlino 02/12/2015. Il regime siriano di Bashar al-Assad acquisterebbe petrolio da Daash, secondo gli Stati Uniti e il governi tedesco.

Da più di quattro anni e mezzo, la produzione di petrolio nel paese è drasticamente calata passando dai circa 385mila barili al giorno del 2011 a circa 10mila, come ha ammesso lo stesso ministero del petrolio siriano, riporta Anadolu. Molte delle zone più produttive del paese sono nelle mani di Daash, preziosa fonte di reddito per lo Stato Islamico. Gran parte di questo petrolio sarebbe venduto al regime di Assad, nonostante tutto. Il 1 dicembre, il governo tedesco ha manifestato i suoi dubbi per i possibili accordi petroliferi tra il governo siriano e Daash. Rispondendo all’accusa do Putin sul presunto commercio petrolifero tra Turchia e Stato Islamico, il portavoce del ministero degli Esteri tedesco, Sawsan Chebli ha detto: «Ciò che sappiamo, per esempio, è che il regime di Assad ha ricevuto grandi quantità di petrolio da Isis (…) Abbiamo le prove. Abbiamo indicazioni che lo dimostrano». Chebli ha aggiunto che legata questa connessione è la decisione da parte del Tesoro degli Stati Uniti di imporre sanzioni contro quattro individui e sei imprese accusate di trafficare petrolio di Daash con il governo siriano. Nella lista sono presenti: George Hawani e la sua Hesco «società d’ingegneria e costruzione siriana che gestisce impianti di produzione energetici in Siria, nelle aree controllate da Daash»; Mudalal Khuri, uomo d’affari con una «lunga collaborazione con il regime di Assad che rappresenta il business e gli interessi finanziari del governo siriano in Russia»; Kirsan IlyumzhinoV, ex presidente della Repubblica russa di Kalmykia e presidente Federazione Internazionale Scacchi con numerosi legami commerciali con Khuri, uno dei principali azionisti della russa Financial Alliance Bank russo, presumibilmente utilizzata per aiutare il regime siriano ad alleggerire le sanzioni «Kirsan Ilyumzhinov è stato designato per assistere materialmente e per agire per o per conto del governo della Siria», si legge nella nota del Tesoro Usa. Dallo scoppio del conflitto, il ministero del Petrolio siriano ha riferito di aver perso circa 23 miliardi di dollari di fatturato a causa del calo della produzione di petrolio; i campi più produttivi della Siria sono intorno a Deir ez-Zor e Al-Hasakah nella Siria orientale, tutti sotto il controllo di Daash; vicino al confine iracheno, poi, c’è il campo petrolifero di al-Omar, il più grande della Siria, e il giacimento petrolifero Tanak e il giacimento di gas Shaer, presi dallo Stato Islamico lo scorso anno; il giacimento di gas Jahar, nella provincia centrale di Homs, è stato preso da Daash durante l’inverno 2014. Il solo campo Al-Omar produce circa 75mila barili al giorno. A questo va poi aggiunta la produzione derivante dai pozzi iracheni. Lo Stato Islamico produrrebbe tra i 34mila e i 40mila barili al giorno, venduto tra i 20 e i 45 dollari al barile, facendo entrare nelle casse dello Stato Islamico una media di 1,5 milioni di dollari al giorno.