SIRIA. Cova la protesta nelle zone liberate, e Daesh rialza la testa  

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Continuano le operazioni che il SAA sta conducendo nelle aree desertiche attorno a Daraa, Sweida e Quneitra per recuperare armi e munizioni lasciate dai gruppi terroristici e dai miliziani. Per il governo di Damasco è di primaria importanza bonificare l’area per evitare che milizie popolari riconciliate riescano a trovare armamenti sufficienti per mettere in discussione l’autorità dell’esercito siriano. La tensione è elevata e Daesh ha aggiunto un altro fronte di criticità tornando a  colpire dopo una prolungata assenza. 

A Rastan, cittadina a nord di Homs, sono apparsi dei graffiti contro il regime di Assad. Questo fatto ha molta importanza in quanto la situazione socio-politica è del tutto analoga a quella di Daraa. Circa sette mesi fa Rastan si è riconciliata con Damasco non potendo più sopportare l’assedio imposto dalle forze di Assad e potrebbe covare nuovamente sentimenti separatisti che, come si può intuire, significherebbero il ritorno di milizie anche jihadiste. La provincia di Homs ha sempre rivestito un ruolo particolare nella storia del conflitto siriano. La popolazione prima dell’arrivo di Daesh era mista sunniti e sciiti ed ha subito prima la vita sotto lo Stato Islamico e poi l’epurazione degli sciiti ed una serrata lotta quartiere contro quartiere. Ogni manifestazione di dissenso è pertanto in questa parte della Siria molto sentita. 

Anche ad Idlib ci sono state proteste popolari, contro i qaedisti di HTS. La popolazione locale ha denunciato gli arresti ingiustificati perpetrati dal gruppo. Situazioni simili si verificano nelle città sotto il controllo di tutti gli schieramenti: a Daraa contro Assad ed anche a Deir Ez Zor contro le SDF. Il problema di fondo comune a questo malessere della gente è legato soprattutto all’arruolamento forzato che ogni milizia esercita al fine continuare il combattimento e rinforzare le proprie fila sui vari fronti di Hama, Kabanah, Idlib, Manbij e contro Daesh.

Di natura diversa invece sono le uccisioni che hanno compiuto gli uomini di HTS ad Atmeh nel cantone di Afrin. La città di Atmeh ospita un campo profughi ed è stata al centro dell’attenzione qualche giorno fa per via di proteste popolari che minacciavano un esodo di massa verso l’Europa se non fossero cessati i bombardamenti ad Idlib. Proprio i terreni su cui sorge il campo profughi di Atmeh sembrano essere stati venduti ad una compagnia privata. Mentre i profughi cercavano di raggiungere il campo, che verrà smantellato dalla nuova proprietà, sarebbero stati fermati da HTS e respinti con le armi. Alcuni profughi sarebbero morti a seguito della repressione. 

Di nuovo le proteste contro l’arruolamento forzato da parte questa volta delle milizie curde sono avvenute a Manbij. Nell’ultimo periodo, complici alcune sconfitte per mano del FSA filo-turco, le SDF stanno immettendo molte nuove reclute provenienti dalle accademie militari dopo un periodo di addestramento di circa 60 giorni. Sono state circa un migliaio fra le aree di Tabqa, Raqqa ed Hassakah. Il clima di tensione a Manbij si è palesato anche ieri notte quando a Jab Makhzum è esplosa un’autobomba facendo alcune vittime.

A Deir Ez Zor account locali ma anche articoli di giornali esteri stanno suggerendo un nesso causale tra le angherie delle SDF sulla popolazione ed il rinnovato controllo di Daesh sulla regione nel nord-est della Siria. La popolazione accusa i curdi di impedire lo sfruttamento delle risorse petrolifere da parte dei locali e di incamerare scorte per i commerci con Assad o al fine di far aumentare il prezzo del carburate come sovrattassa occulta. I locali nell’area di Deir Ez Zor avrebbero ricominciato a pagare la Zakat, tassa a favore dei poveri, a Daesh. In risposta a questo clima incerto e ad una possibile infiltrazione di Daesh nelle aree vicine al confine con la Siria le SDF hanno chiuso i passaggi sull’Eufrate ad Al Salhiyah a sud di Dhibban.

Redazione