SIRIA. Baku tra l’incudine di Erdogan e il martello di Putin

75

Sono passati circa 30 anni da quando l’Azerbaigian è indipendente; la demografia di questo paese è un misto di russi, iraniani e turchi. L’85% della popolazione è sciita; il credo religioso è stato spazzato via durante l’era sovietica, questa comunità quindi è aperta, e molto anche, all’influenza dell’Iran, considerato il cuore degli sciiti nel mondo, mala contrario, l’economia dell’Azerbaigian dipende interamente dalla Russia, riporta Iswnews.

Il potere mediatico della Turchia potrebbe influenzare significativamente la cultura dell’Azerbaigian, ad esempio, entrambi i paesi condividono lo stesso alfabeto; tuttavia la lingua russa è ancora ampiamente usata qui come in molte delle ex repubbliche sovietiche. La mancanza di conoscenza del farsi e dell’arabo ha privato gli azerbaigiani di notizie di prima mano sulla regione loro vicina, ed essi ricevono le notizie dai media russi in primo luogo e dai “missionari” iraniani in secondo luogo.

Intorno al 2016, la crescente mancanza di rispetto da parte dei salafiti nei confronti dei luoghi sacri sciiti in Siria si è ampiamente riflessa sui media iraniani. Il concetto di difensori dei santuari sciiti e dei funerali dei martiri della guerra contro il terrorismo ha influenzato l’opinione pubblica iraniana, che si è confrontata duramente con la Turchia alla luce proprio del comportamento verso i terroristi. 

Nell’Azerbaigian la questione dell’appoggio o meno alle istanze sciite si è fatta largo lentamente e, dopo l’impegno della Russia in Siria, anche i media russi hanno iniziato a sostenere questi concetti e i cosiddetti “guerrieri dell’asse della resistenza” sono stati glorificati tra gli azeri, anche se, a causa delle posizioni antisioniste di dieci anni prima, Erdogan aveva ancora una leggera popolarità tra gli azerbaigiani.

L’assalto di Erdogan alla Siria si è concretizzato con le operazioni Euphrathes Shield e Olive Brunch che sono state giustificate dai media turchi come operazioni contro il terrorismo del Pkk, tuttavia, nonostante l’influenza del nazionalismo turco tra gli azeri, le questioni religiose sono il tallone d’Achille delle attività culturali turche, poiché gli azerbaigiani, sciiti, non accettano l’ideologia salafita.

Con il confronto diretto tra Erdogan e Bashar Assad e la morte di diversi guerrieri di Hezbollah per mano dei turchi, i social media azeri si sono scagliati contro le ideologie neoottomane della Turchia. Inoltre, le condoglianze di Ilham Aliyev a Erdogan per l’uccisione di diversi soldati turchi in Siria, ha reso più profondo il divario tra il popolo azerbaigiano e il governo di Baku.

Il divieto della cerimonia di lutto per il martire Qassem Soleimani nelle moschee di Baku e l’arresto di alcune personalità islamiche potrebbero provocare incidenti importanti in Azerbaigian. Tuttavia, ad oggi in mancanza di un leader unico e di figure influenti, le comunità religiose hanno una posizione debole nelle opinioni politiche e s’impegnano maggiormente nelle attività culturali e religiose.

Graziella Giangiulio