Assad rieletto presidente

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SIRIA – Damasco 05/06/2014. Il portavoce del parlamento siriano Lahham Mohammad ha annunciato che Bashar Al-Assad ha vinto le elezioni ed è stato rieletto alla Presidenza della Repubblica siriana per un nuovo mandato di 7 anni.

Quasi un plebiscito con 10 milioni e 319.723 voti, pari all’88,7% dei votanti. Lahham ha aggiunto che gli altri due candidati hanno ottenuto il 4,3% Hassan al-Nouri e il 3,2% Maher al-Hajjar. Secondo i dati della Suprema Corte Costituzionale hanno espresso la propria preferenza  il 73,42% dei 15,8 milioni di aventi diritto al voto. 

In varie città della Siria e del Libano le piazze si sono riempite di cittadini per celebrare la vittoria del Presidente che ha ormai riacquistato una enorme popolarità e benevolenza, dopo che gruppi di terroristi stranieri hanno invaso la Siria distruggendo le basi sociali di un popolo che sta dimostrando di non amare la guerra, Assad ha rappresentato per la maggioranza l’unica forza in grado di sconfiggerli. Forse tre anni fa avrebbero fatto scelte diverse e seguito l’idea del cambiamento, ma dopo questo lungo periodo di distruzione il voto ha voluto palesemente rappresentare il no alla guerra e al terrorismo. In un momento così delicato forse nessun altro avrebbe potuto fronteggiare una situazione tanto drammatica che rischiava difficilissima una frammentazione del territorio. Il Presidente Assad era consapevole di questo, ma per completare il suo progetto interno per la sconfitta dei ribelli aveva la necessità di vedersi riconfermato il suo mandato direttamente dai cittadini. L’alta affluenza alle urne, nonostante le minacce dei gruppi terroristi che hanno in ogni modo tentato di ostacolare il regolare svolgimento delle elezioni, ha mostrato che i cittadini siriani desiderano tornare ad una situazione di stabilità e in qualche modo, secondo Nasser Kandil ex deputato libanese,  hanno voluto confermare la potenza di Assad per combattere e schiacciare i gruppi militanti, il nemico israeliano e qualsiasi altro nemico, rilevando che tale mandato potrà potenziare le azioni dell’esercito contro le strette trame dei Takfiri. Kandil ha poi sottolineato che il popolo siriano ha sperimentato le atrocità dei gruppi terroristici e ha deciso di sostenere lo Stato e l’esercito regolare con una partecipazione elevata a queste storiche elezioni presidenziali. “I siriani hanno sottolineato le loro posizioni nazionali contro il complotto terroristico che mirava a servire gli interessi di Israele nella regione”. Commentando il futuro dei gruppi dei combattenti, ha detto che i risultati sul campo da parte dei militari di Assad hanno ormai limitato le loro capacità imponendo loro nuove regole di ingaggio, che li condurrà ad una inesorabile sconfitta. La Siria è ora in grado operare per una riconciliazione nazionale, formare un governo di coalizione, in cui saranno rappresentate anche le forze di opposizione pacifica, e affrontare le sfide degli effetti socio-economici della crisi.

Metà del mondo non esiterà ora a congratularsi con Assad, sicuramente questo asse comprende Russia, Cina, India, Brasile e Sud Africa, che fanno parte dei paesi BRICS. Ma anche diversi paesi del Sud America, l’Iran e l’Iraq, oltre a un certo numero di partiti e forze arabe e internazionali. Se questi paesi vengono ponderati in base alla loro popolazione, rappresentano la metà del mondo, se considerati in relazione alle proprie capacità economiche, essi raffigurano le potenze emergenti. Due di questi paesi, la Russia e la Cina, hanno posto il veto sulle risoluzioni internazionali contro la Siria per quattro volte fermando ogni possibile intervento di forze internazionali.

La situazione in Siria ora deve cambiare, il terrorismo che si è infiltrato nel paese dovrà fare marcia indietro. Oggi gli interessi del presidente degli Stati Uniti Barack Obama si allineano di nuovo con l’Arabia Saudita che ha elencato tra le organizzazioni terroristiche ISIL, al-Nusra e la Fratellanza Musulmana. Ci troviamo pertanto davanti a un panorama differente  in cui si allineano gli interessi internazionali occidentali e dei paesi del Golfo, con quelli della Russia, Iran e Siria. Forse si renderà necessario concordare sulla lotta al terrorismo e accettare, anche se a malincuore, una vittoria che non era per nulla scontata, delle capacità di Bashar al-Assad e della resistenza, che in alcune zone è più che mai presente e attiva.