Nuove armi russe per Assad

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RUSSIA – Mosca 18/01/2014. Nelle ultime settimane la Russia avrebbe intensificato le forniture di materiale militare alla Siria, compresi veicoli blindati, droni e bombe guidate, aumentando il potenziale delle forze di Bashar al-Assad di fronte all’indebolimento del fronte ribelle.

Mosca, che sta cercando di aumentare la sua influenza diplomatica ed economica del Medio Oriente, è uno dei principali fornitori di armi convenzionali alla Siria. Le nuove forniture russe arrivano in una fase fluido del conflitto, con i colloqui di pace in programma per la prossima settimana in Svizzera, la perdita di terreno dell’opposizione divisa in fazioni e il sostegno occidentale sempre più problematico per i ruolo svolto dai militanti stranieri. Alcuni paesi formalmente contrari ad Assad hanno iniziato a discutere di cooperazione in tema di sicurezza con il suo governo. Bulgaria, Romania e Ucraina potrebbero essere i punti di partenza delle armi, vista la disponibilità del vecchio arsenale sovietico, ma la Bulgaria già smentito. In Ucraina, il portavoce del ministero degli Esteri ha detto che l’ex repubblica sovietica aveva già negato simili accuse nel 2013 poiché Kiev aveva volontariamente e completamente interrotto la cooperazione militare e tecnica con la Siria dal 2011. La compagnia petrolifera russa Soyuzneftegas ha firmato un accordo da 90 milioni dollari con il ministero del petrolio della Siria a dicembre 2013 per l’esplorazione petrolifera e la produzione in 2190 chilometri quadrati di acque del Mediterraneo al largo della costa siriana tra Tartus e Banias. I funzionari petroliferi siriani si dicono fiduciosi del fatto che loro acque detengano significative riserve di petrolio o di gas, visto quanto accaduto nel Mediterraneo orientale al largo di Israele e Cipro e le indagini promettenti nelle acque del Libano. Mosca intende stabilire e mantenere una testa di ponte in Medio Oriente attraverso Siria e Iran, dopo aver perso la Libia crollato il regime di Gheddafi. Reuters ha già scoperto negoziato tra Russia e Iran per uno scambio oil for goods del valore 1,5 miliardi di dollari al mese, che rischia di minare le sanzioni internazionali su Teheran. Il porto di Tartous, che ospita una base navale russa, è stato chiuso per diverso tempo durante il quale nessuno poteva entrare o uscire. È un fatto che si ripete di notte quando le forniture arrivano.