Al Nusra in conferenza stampa

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SIRIA – Damasco 13/11/2013. Jabhat al- Nusra cerca l’appoggio popolare e apre una campagna di stampa per legittimarsi.

Pochi giorni dopo che Ayman al- Zawahri ha annunciato in un messaggio audio, trasmesso da Al Jazeera, la sua decisione di sciogliere Isis e di approvare l’operato di Jabhat al-Nusra, quest’ultima a deciso di aprirsi alla popolazione siriana. Secondo il quotidiano al Hayat, in un comunicato della Syrian Revolution General Commission si legge che al- Nusra ha invitato gli abitanti di Maarrat al-Nu’man nella regione di Idlib, nel nord-ovest del paese, a partecipare ad una riunione a cui hanno potuto accedere attivisti e giornalisti. L’incontro ha avuto luogo in una delle moschee della città. Durante l’incontro, uno dei leader religiosi della regione, ha parlato dell’«approccio e della dottrina dei membri di Jabhat al- Nusra»; oltre al discorso è statsa fatta una presentazione audiovisiva delle più importanti operazioni militari condotte dal gruppo contro le forze del regime siriano.

Sul sito di Zaman Al Wasl si legge che i leader di al-Nusra hanno ascoltato le domande del pubblico inerenti i «timori  l’organizzazione, i problemi verificatisi tra cittadini e membri di al – Nusra e i modi per prevenirli». Si è poi parlato anche del rapporto tra Jabhat al-Nusra e le altre fazioni che combattono in Siria e il suo futuro una volta caduto il regime». Nel comunicato si legge anche dell’impegno profuso dai leader di al- Nusra volto a «ripristinare l’immagine delle organizzazioni jihadiste in Siria dopo gli abusi e l’estremismo sofferto per mano di Isis». Al Hayat riporta che si è creata una «grande confusione» tra le fila dei combattenti siriani e stranieri di Isis a seguito del comunicato di Zawahri. Questo li ha costretti a decidere tra rientrare in Iraq attraverso il confine siriano o unirsi alle fila di al-Nusra e di altre fazioni dell’opposizione. Zahran Alwash, comandante dell’Esercito dell’Islam, composto da circa 50 diversi gruppi, avrebbe aperto un ufficio speciale con il compito di assimilare i combattenti arabi e stranieri, il cui numero in Siria oscillerebbe tra i 4 e i 6mila, iracheni esclusi.