Lontana la pace in Siria

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ITALIA-Roma. 23/10/15. La testata Micro Siria ha pubblicato una interessante analisi che può aiutare nel mettere ordine in quello che è il caos siriano. Cuore e mente dell’articolo è la presa di Aleppo, considerata città cruciale per l’esito della guerra in Siria. Anche perché geograficamente parlando, Aleppo, si trova in una posizione strategica sulla strada principale verso la Turchia unico canale, ora, da dove ora arrivano le armi e il cibo.

La città occupata dal 2012 da forze ribelli è pesantemente bombardata dai raid aerei russi da circa tre settimane. E adesso il regime di Assad sta pensando di partire con l’offensiva di terra. Le truppe di terra lealiste, filo Assad, sono composte da elementi iraniani, iracheni, libanesi. Solo da Baghdad sono stati mossi 3000 soldati verso la Siria di rinforzo alle truppe di Assad. Se le forze pro-Assad sostenute via cielo dalla Russia e via terra da Iran, Iraq e Libano riprenderanno il controllo di Aleppo, segneranno una vittoria importante per Assad un punto fermo da cui poter intavolare una nuova serie di discussione con “i nemici d’Occidente”. Ma questa battaglia non metterà fine alla guerra civile, inoltre vi sarà l’ennesimo esodo di profughi verso la Turchia e l’Europa. Ma per Assad non sarà facile riprendere il controllo di Aleppo, come già accaduto nella periferia c’è caso che i bombardamenti favoriscono l’accesso di ISIS nelle aree controllate ora dai ribelli siriani. Il Free Syrian Army controlla l’est della città dal 2012 ed ha avuto di recente nuove armi dalla Turchia, Arabia Saudita, Qatar e gli Stati Uniti.
I russi e gli iraniani hanno deciso di intensificare il coinvolgimento militare nella guerra per paura della possibilità di erosione delle forze militari di Assad e il crollo delle truppe via terra, che sarebbe un disastro per la Russia e l’Iran, entrambi hanno grandi interessi nel mantenere una forte presenza in Siria occidentale. In modo particolare la Russia vuole mantenere la base navale a Tartus, mentre l’Iran considera i suoi stretti legami con «Hezbollah» come un fattore importante per la competizione strategica a lungo termine, infine in Siria gioca un ruolo importante la Turchia sia per interessi geopolitici, basti osservare il suo rifiuto perentorio di utilizzare le sue forze di terra contro al-Assad e la determinazione di non diventare un luogo di residenza permanente per milioni di rifugiati siriani, sia in termini economici: Ankara a partire dal 2005 ha fatto importanti investimenti nel settore energetico proponendosi al mondo come “futuro” protagonista del mercato energetico e non solo come semplice hub. Infine il coinvolgimento va citato un più o meno indiretto coinvolgimento dell’Europa: dai finanziamenti ai gruppi ribelli, ai combattenti stranieri fino alla questione Europa – Turchia. Per non parlare poi della problematica delal gestone dei rifugiati. E ancora, come se non bastasse questo caos, nelle variabili dell’equazione geopolitica siriana va inserito il raffreddamento dei rapporti tra Turchia e USA. Tutto questo ci induce a pensare che la fine del conflitto siriano è molto lontana. Con i protagonisti di oggi, se non intervengono nuovi elementi, ci sarà un lento logorio delle parti in causa. Dopo tutto a dirlo è stato anche il primo ministro turco Ahmet Davutoglu, in occasione dell’incontro con la Cancelliera tedesca Mekel, del 18 ottobre, dove Merkel ha assicurato un’accelerazione della procedura di accesso all’Unione europea, materia per altro non di grande fascino come 10 anni fa, per la Turchia. Il Primo Ministro turco, in quell’incontro, avrebbe riferito al Cancelliere tedesco, tra le altre cose, che la fine della crisi dei rifugiati non arriverà presto, qualunque sia il numero di russi e iraniani che si uniscono per combattere.