Sicurezza e libertà religiosa in Europa

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ITALIA – Roma 14/10/2015. “La sicurezza una priorità, ma non prevarichi o sia confusa con la libertà religiosa. La reciprocità non sia un pretesto per non concedere la libertà religiosa in Europa”, su questo concetto si è svolto il 13 ottobre l’incontro “Libertà religiosa, sicurezza e sviluppo in Europa”.

Nell’incontro si sono confrontati Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, Paul Richard Gallagher, ministro degli Esteri della santa Sede, Yahya Pallavicini, direttore per il Dialogo Interreligioso della Moschea di Roma, nonché vice Presidente Coreis Italia, e Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Esteri del Senato.

L’idea centrale è stata espressa dal rabbino capo di Roma, Di Segni: «È inaccettabile che la richiesta di “reciprocità” di libertà di culto in altri paesi del mondo venga usata in modo pretestuoso con il fine di non concedere in Europa una vera libertà di culto, che andrebbe invece rispettata per un semplice senso di civiltà», cui si è aggiunto quanto espresso dall’imam Pallavicini: «La sicurezza deve certamente essere una priorità, ma non può essere esclusiva, venire confusa o essere a discapito della libertà religiosa. Dall’altro lato se quest’ultima dovesse venire compromessa o strumentalizzata per accreditare personaggi che rovesciano la religione come una cosa violenta, allora senza dubbio deve prevalere la sicurezza. Uno dei criteri dei maestri spirituali dell’Islam a cui faccio riferimento è proprio il dovere di tutti i governanti di garantire come minimo la sicurezza: in caso di barbarie o situazione di caos non è infatti praticabile una vita religiosa (…) La stessa libertà religiosa poi va distinta dalle altre libertà come quella di circolazione, informazione, istruzione etc (…) È necessario però in questo senso trovare l’intelligenza di articolare la gestione di questi vari diritti evitando che chiunque li possa mettere in conflitto o in competizione (…) Ma perché, chiediamoci, la libertà religiosa è fondamentale per l’Europa? Se andiamo alle radici, ai padri dell’Europa unita come Adenauer, Schuman o De Gasperi, vediamo come essi abbiano tutelato la necessità di evitare nuovi stravolgimenti autoritari del potere e della giurisprudenza tenendo al tempo stesso in considerazione i valori provenienti dalla tradizione religiosa. Se invece oggi l’Europa, per tutelare la sua laicità e non confessionalità, diventasse contro le confessioni o ad esse del tutto indifferente, noi come religiosi non ci riconosceremmo più in quello che diventerebbe un vero e proprio artificio (…) Forse in questo senso, come musulmani italiani ed europei, possiamo guardare al modello dell’ebraismo italiano che è sopravvissuto attraverso i secoli alle numerose crisi, violenze e discriminazioni facendo sì che la continuità prevalesse in modo addirittura più intenso rispetto a quanto accaduto presso altre comunità ebraiche in Europa».