Sicurezza e igiene… del web?

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ITALIA – Roma, 20/09/2016. I recenti fatti di cronaca relativi a violenze, fisiche o psicologiche, perpetrate su ragazze adolescenti, accendono nuovamente i riflettori sulla potenza, anche negativa, del web.

Una frase, un commento feroce su un profilo, peserà come un macigno sullo sviluppo di una persona fragile, e la cassa di risonanza data dal media per eccellenza farà il resto, fino a distruggere psicologicamente il soggetto preso di mira.
Non è la prima volta, tuttavia, che si confondono gli strumenti con l’uso distorto che ne viene fatto. La Storia è interamente costellata da invenzioni o scoperte che hanno cambiato l’umanità, sia in meglio che in peggio. L’invenzione della sella ha dato luogo alla società dei cavalieri, ma certo la sella in sè non potrà essere colpevole degli eccidi delle Crociate. E nemmeno il fuoco è responsabile della “purificazione” dell’inquisizione. Si potrebbe procedere ad oltranza, fino alla scoperta dell’energia atomica…
E, dunque, cosa cambiare? Come è possibile costruire circuiti virtuosi che consentano un uso più corretto delle tecnologie attuali?
Prima di tutto è necessaria una sintetica analisi di contesto. La velocità con cui alcuni strumenti si sono diffusi è stata… impressionante. Contrariamente a quanto accaduto con la televisione, che ha visto più di un decennio per entrare nelle case degli italiani (e dunque un tempo idoneo a comprenderne la potenza ed i limiti), le tecnologie mobili sono entrate letteralmente nelle tasche della cittadinanza in meno di 10 anni: il primo iPhone è “targato” 2007.
Mentre la televisione si rivolgeva sostanzialmente ad un pubblico di “consumatori”, chi dispone di strumenti di comunicazione moderna è un “presumer”, consumatore e produttore di contenuti al tempo stesso.
Nessuno era realmente pronto ad una esplosione così significativa del mercato di riferimento, nè ad una rivoluzione digitale così imponente da essere paragonabile soltanto all’invenzione della carta stampata.
Un approccio dunque ad una corretta e sana cittadinanza digitale non potrà che essere multidisciplinare. Sarà necessario formare i genitori. Spesso gli adulti sono tranquillizzati nel vedere il proprio figlio “al sicuro, a casa” davanti ad un PC o un tablet. Quel bambino o quel ragazzo o ragazza è invece nel pieno del bosco di Cappuccetto Rosso, e non ha la più pallida idea di chi si nasconda di là, a casa della nonna. Chi lo manderebbe da solo, al buio, nel bosco? Eppure bambini e ragazzi lo attraversano ogni giorno, ed i tipi di violenze che possono subirvi sono più sottili e più forti di una rissa fra ragazzi.

L’altro tema riguarda la formazione delle nuove generazioni. L’abbandono dell’educazione civica dai programmi scolastici è stata una importante mancanza di lungimiranza. È una materia fondamentale, che andrebbe reinserita in ogni scuola di ordine e grado, onnicomprensiva di un’educazione all’ambiente e all’uso dell’energia, che sempre più costituirà un punto cardine della vita futura.
E poi l’educazione all’igiene. Igiene intesa come quell’insieme di discipline finalizzate a promuovere il benessere psicofisico di una persona, per cui anche igiene alimentare e sessuale, argomenti ancora “tabù” nell’istituzione scolastica, non privi di polemiche, talvolta anche sterili, ogni volta che vengono introdotti.
Si tratta di linee di azione volte quindi ad un consolidamento del tessuto sociale e a alla determinazione di una maggiore coesione fra le persone. Azioni concrete, progetti formativi, per i quali sono disponibili anche i fondi comunitari non sempre spesi dalla nostra nazione, per assenza di progettualità.

È dunque un problema di volontà. Nell’attesa che si concretizzino quindi azioni istituzionali, è opportuno che ogni genitore “si affianchi” al proprio figlio, lasciandosi formare sugli strumenti, e dando invece le leve giuste, di sostegno psicologico e morale, per utilizzare tecnologie dalla potenza straordinaria.
Quale padre metterebbe il figlio tredicenne, da solo, al volante di una Ferrari da 300 cavalli?