Charlie Hebdo: voci da Damasco

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SIRIA – Damasco 10/01/2014. Damasco, la Siria ha condannato fermamente l’attacco terroristico al settimanale satirico Charlie Hebdo accaduto a Parigi due giorni fa.

I terroristi hanno tenuto la Francia col fiato sospeso da mercoledì tra fughe e asserragliamenti con ostaggi da parte dei fratelli Kouachi, presunti autori dell’attentato, che da questa mattina, dopo essere stati rintracciati, si erano barricati all’interno di una Azienda tipografica di Dammartin-en-Goele a 40 km dalla capitale. Nel pomeriggio Amedy Coulibaly, che faceva parte della stessa cellula jihadista dove si radunavano i reclutatori per la guerra in Medioriente dei fratelli Kouachi, si è barricato con degli ostaggi in un negozio kosher di Parigi. Coulibaly 32 anni, nel 2010 era stato collegato alla evasione di Smain Ait Ali Belkacem, era un terrorista algerino condannato all’ergastolo per gli attentati del 1995. Due blitz quasi simultanei delle forze speciali hanno ucciso i terroristi e liberato gli ostaggi. Troppo presto per fare ulteriori deduzioni, tanti però i lati ancora oscuri della vicenda. Il mondo comunque condanna queste azioni e come dicevamo anche la Siria che attraverso una fonte ufficiale del Ministero degli Esteri e degli espatriati ha rilasciato ieri una dichiarazione all’Agenzia Sana nella quale ha dichiarato che questo atto terroristico mostra chiaramente i pericoli del terrorismo estremista che rappresenta una minaccia per la stabilità e la sicurezza del mondo intero. Ha poi sottolineato la necessità di una politica seria per una collaborazione globale utile a eliminare l’epidemia di terrorismo. «La Siria ha ripetutamente messo in guardia il mondo contro i pericoli del sostegno al terrorismo, che aveva in particolare come obiettivo la Siria e l’intera regione, inoltre avevamo sottolineato il rischio che questo avrebbe potuto produrre ripercussioni anche nei confronti dei suoi sostenitori e che poi avrebbero colpito più di una città europea. La carenza di politiche europee ha la responsabilità dello spargimento di sangue in Siria». Avrebbe poi continuato «La Siria, che sta combattendo gli estremisti e ha visto cadere molte vittime a causa del terrorismo proveniente dall’estero, rinnova il suo appello per correggere le politiche e l’impegno errato e unirsi per combattere tutte le forme di terrorismo secondo la legittimità internazionale, ultime delle quali erano le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 2170 e 2178, inoltre è necessario determinare la responsabilità dei paesi che hanno fornito tutti le tipologie di sostegno ai gruppi terroristici».
Intanto l’imam Abu Saad al-Ansari da Mosul, uomo vicino allo Stato islamico, ha annunciato durante un sermone che l’organizzazione guidata da Abu Bakr al-Baghdad è la responsabile dell’attacco alla sede di Cahrlie Hebdo a Parigi. «Abbiamo iniziato con l’operazione in Francia, per la quale ci assumiamo la responsabilità. Domani saranno la Gran Bretagna, l’America e altri. Questo è un messaggio a tutti i paesi che fanno parte della coalizione internazionale che ha ucciso militanti dello Stato islamico». Quanto sta accadendo oggi era stato anticipato da alcuni esponenti istituzionali siriani intervistati a Damasco qualche settimana fa.
Il Vice presidente del Parlamento il dottor Fehmi Hasan ha da subito voluto sottolineare la grave situazione della Siria: «Sono arrivati questi terroristi da 100 nazionalità diverse, si tratta di gruppi armati che sono entrati in questa terra con l’appoggio di alcuni stati europei e degli stati Uniti d’America, con l’appoggio finanziario di alcuni stati arabi in particolar modo Arabia Saudita e Qatar e con il supporto logistico di alcuni stati della Regione come Turchia e Giordania e in qualche caso anche del Libano. Sono giunti nella terra siriana con la scusa di portarci la libertà e la democrazia sotto la direzione dell’Arabia Saudita e del Qatar che certo non conoscono il senso e il valore della libertà ne tanto meno della democrazia». Mi parla poi delle elezioni presidenziali che dichiara sono avvenute in un ambiente democratico in cui c’erano altri candidati e alcuni partiti dell’opposizione. Ma ritorna subito sul problema del terrorismo dicendo che «Hanno operato saccheggi alle nostre ricchezze, opere d’arte e archeologiche, industrie, banche in particolare nella città di Aleppo. Molti di questi beni sono stati trafugati e portati fuori dai confini attraverso la Turchia ma il danno più grande è quello inflitto alla popolazione. Hanno ucciso uomini musulmani e cristiani, hanno distrutto moschee e chiese, persino i simboli religiosi; non hanno avuto pietà neppure dei bambini, hanno aperto le pance delle donne incinta. Il loro intento è quello di seminare il tarlo della divisione in nome della religione. Ma il popolo siriano ha compreso il complotto e ha appoggiato l’esercito e sta sacrificando tutto per salvaguardare la sua patria la sua terra».

Cosa pensa dell’intervento degli SU?
Prima di tutto vorrei chiedervi chi ha introdotto il terrorismo in Siria? Chi ha prodotto ISIS? Collaborare e dare supporto al terrorismo ha prodotto questa situazione. Io credo, questa è una mia opinione personale, l’America non combatte il terrorismo per distruggerlo, vuole solo indebolirlo per poter controllare la Siria ma bisogna fare attenzione perché questa situazione non lascerà illeso nessun paese e questo terrorismo arriverà oltre i confini degli stati limitrofi. La Siria intende rispettare le risoluzioni dell’ONU a condizione che non si infranga la sovranità nazionale. Noi vogliamo combattere il terrorismo e collaboriamo con qualsiasi stato che voglia perseguire questo intento.

Chi sono gli alleati della Siria?
La Russia ci ha dato una mano fornendoci armi e tecnici in grado di aiutarci. Lo stesso popolo russo attraverso le associazione ha prestato un aiuto concreto a quello siriano, che in questo momento necessita di tutto. Anche l’Iran ha dato un sostegno morale e materiale, ma il nostro paese non è ancora arrivato a chiedere aiuti logistici. La Siria tratta questi argomenti attraverso la saggezza del presidente, perchè ci sono due forze l’America e i suoi alleato da una parte e la Russia, la Cina, l’Iran e i paesi del Brics dall’altra e l’ingresso delle forze russe temiamo possano innescare la terza guerra mondiale per questo ci sentiamo obbligati ad essere cauti.

E gli Hezbollah?
La presenza degli Hezbollah è un dato di fatto, la loro presenza è necessaria. Noi con gli Hezbollah siamo come una mano sola, noi non abbandoniamo loro e Hezbollah non abbandonerà la Siria.

Vuole dare un messaggio ai popoli occidentali?
La vostra presenza in Siria è importante perché avete la possibilità di avvertire il dramma del popolo siriano, date notizia di quello che gli “Issini” hanno condotto nel nostro paese, delle distruzioni perché il problema non è della terra siriana, ma è a livello globale.

Difficile dargli torto perché davanti agli occhi in ogni istante c’è la guerra, la distruzione, i checkpoint mostrano una città in perenne allarme e assedio. Qui la guerra è visibile e si combatte ogni giorno.

L’incontro con il Ministro delle Politiche sociali Kinda al-Shamat è interessante, lei è una donna velata dallo sguardo incisivo, già dalle prime battute mostra preparazione e sicurezza e alla domanda di apertura sul terrorismo ci risponde che il primo errore è di fare distinzioni tra ISIS e il Fronte al-Nusra, perché non vi è differenza tra chi usa le armi per avere ragione. «Il terrorismo è terrorismo a prescindere dal nome che porta. A dimostrarlo basterebbe la carneficina di Homs, all’interno delle scuole, operata dal fronte al-Nusra, coloro che sono stati definiti moderati.
Anche la Turchia, famosa per la crudeltà e il mancato rispetto dei diritti umani e in particolare nei confronti del popolo curdo, è uno dei principali alleati dell’Occidente, dalla quale il nostro paese invece si è allontanato anche per quella loro vicinanza alla fratellanza islamica e per posizione estrema del ruolo della donna. Noi siamo cresciute alla scuola del Presidente Hafez al-Assad e continuiamo questo cammino e vi assicuro che le donne siriane hanno un ruolo fondamentale in questo paese. Dicono che le donne non sono mai presenti in un paese in guerra invece eccoci qui. Diverse volte mi hanno sparato durante le visite ai governatori siriani e i governatori rimanevano meravigliati che io ridessi in quei momenti e che con sangue freddo superassi tutto questo. La guerra è guerra sia per gli uomini che per le donne. Molte delle mie guardie tra l’altro sono donne».

Come li combattete?
Non ci limitiamo solo ad elencare i crimini commessi da questi gruppi terroristici, stiamo cercando di proteggere i bambini e le donne dagli effetti della guerra. Noi auspichiamo che l’esercito della Repubblica Araba Siriana possa compiere il proprio dovere e sconfiggere il terrorismo

Come si riesce ad intervenire sulla popolazione che subisce la guerra?
Ci sono associazioni governative che intervengono sulla popolazione, in particolare le persone diversamente abili, gli anziani e gli orfani. Ma anche i centri delle donne sole, curiamo gli alcolizzati e i tossico dipendenti e i bambini abbandonati o in stato di pericolo. Purtroppo dobbiamo fare i conti col fatto che il 90% di queste associazioni sono state distrutte o occupate dall’ISIS che ha trasformato quelle sedi in centri militari. Prima delle guerra queste associazioni funzionavano perfettamente e davano assistenza ai più deboli e ai meno fortunati e c’era un progetto per migliorare la condizione delle donne povere, ora sospeso a causa della guerra.

L’Embargo cosa sta determinando? Cosa si riesce ad arginare?
L’Iran ha appoggiato in questi anni la resistenza del popolo siriano molti aiuti ci arrivano da associazioni non governative. Anche gli amici russi ci aiutano attraverso due immagini: la prima è per la loro posizione al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, l’altra quella degli aiuti umanitari; oggi stiamo dialogando con la Russia per riprendere i rapporti anche economici.
Riguardo all’ONU devo dire che gli aiuti sono davvero irrisori, tra l’altro proprio ieri ho firmato una lettera diretta a Banki-Moon per chiedergli a cosa dovevano servire i fili per stendere che abbiamo ricevuto la scorsa settimana. Spendono dei soldi facendo finta di dare aiuti umanitari al popolo siriano, ma quale utilità avrebbero in un momento come questo i fili di nailon per il popolo siriano?

Nel salutarla la ringrazio e lei stringendomi la mano mi dice che il pericolo sta anche in Europa e mi racconta che suo fratello vive e studia in Francia «Pensa nel campus Universitario è stato avvicinato da un gruppo di ‘barbuti libici e tunisini’ che volevano convertirlo e diciamo imporgli il loro credo. Lui li ha allontanati con la scusa degli esami, ma questi 20 giorni sono tornati ed è stato costretto a denunciare il fatto alla polizia». Poi guardandomi con uno sguardo intenso e indagatore mi ha detto «Mi faccio sempre una domanda le loro barbe non sono europee, le loro idee non sono europee come fate ad avere tanta tolleranza nei confronti di queste forme di integralismo e di estremismo? L’aiuto più concreto che ci potete dare e fermare questo estremismo takfirista e jihadista». 

Il Vice Ministro degli Esteri Ayman Susan ha aperto l’intervista proprio parlando della Francia dicendo che riteneva sbagliato il messaggio lanciato da questo paese, culla della laicità, che si dice disposto ad accogliere i cristiani d’Oriente entro i propri confini piuttosto che combattere per far si che questi possano rimanere nel loro paese, riferendosi proprio alla Siria e all’Iraq. Il Ministro sostiene poi che nel XXI secolo è inammissibile che si possa istituire uno stato in base ad una etnia religiosa e parlando di questo presunto Stato Islamico dice che forse si sta oggi iniziando a capire che il pericolo del sostegno, in parte Occidentale, a questi gruppi armati. La certezza dell’appoggio concesso a quello che inizialmente si pensava potesse diventare il libero esercito siriano qui non lascia dubbi, così come si comprende la disponibilità siriana alla collaborazione con la comunità internazionale per distruggere questa pericoloso sorgere di uno stato che sta prendendo piede in molti paesi e non solo in Oriente. E dopo ormai quasi 4 anni di lotta solitaria è indubbio che l’aiuto che l’esercito siriano potrebbe dare è molto importante.
«I siriani continueranno a resistere, non permetteranno a nessuno di intromettersi nei loro affari interni. Il modo corretto per superare tutto ciò è il perdono e la tolleranza contro la guerra dell’odio, dell’intolleranza e dell’integralismo cieco».

Riguardo ai partner europei pensa che si possano ristabilire rapporti tra la Siria e l’Europa?
La Siria è lo Stato che merita più di tutti di essere il partner strategico dell’Europa per la tolleranza che da sempre la contraddistingue, per l’esempio di convivialità del tessuto sociale e per la multiconfessionalità con la quale il popolo è abituato a misurarsi. Purtroppo non si può non fare riferimento al ruolo negativo svolto da alcuni stati limitrofi che hanno dato ospitalità e in alcuni casi armato e finanziato i terroristi, parlo della Turchia, in particolare il Partito Giustizia e sviluppo che si ispira alla stessa ideologia dei gruppi terroristi armati, quella salafita fondamentalista, ma anche la Giordania. Però purtroppo la Turchia pagherà cara questa politica perché questo terrorismo gli si ritorcerà contro, così anche la Giordania che permette un ponte aereo. La Siria difende la civiltà e i principi di uguaglianza contro la prepotenza e l’arroganza. Quando i terroristi arriveranno da voi, a casa vostra chiamateci.” Ha poi aggiunto con un sorriso che forse intendeva sdrammatizzare il suo discorso.

Proprio oggi riprendere queste parole non lascia adito a dubbi la Siria, che combatte da troppo tempo contro il terrorismo, conosce molto bene le problematiche, le tecniche e le motivazioni che muovono questi gruppi che stanno diventando sempre più forti ed organizzati. Forse è arrivato il momento di smettere di sottovalutare la questione, prendere atto e guardare la realtà di questa nuova composizione mondiale che vuole annullare ogni cultura e diversità che non voglia aderire totalmente e con regime di sottomissione a queste forme di estremismo religioso, che abbiamo il dovere di sottolineare, sono molto lontane non solo dall’islam moderno ma anche da quelle che erano gli insegnamenti del Profeta.

alessandra.mulas@gmail.com

Foto: Mauro Consilvio