Shindand tricolore

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AFGHANISTAN – Kabul 21/12/2103. Shindand è l’ultima delle Tsu – Transition Support Unit – rimaste sul territorio afgano nell’area di responsabilità del contingente italiano. Secondo le fasi di ripiegamento e di ridislocamento delle forze Isaf, e in particolare italiane, questa verrà consegnata all’esercito afghano alla fine di gennaio del 2014. 

Shindand si trova a sud di Herat, dove appunto risiede il Regional Command West, raggiungerla non è facile per questioni di sicurezza ci si muove solo in elicottero perché via terra comporterebbe un’attivazione di procedure uomini e
mezzi imponente. Il problema degli insurgent esiste e purtroppo il rischio di incappare in qualche Ied (improvised explosive device) o altro è ancora molto reale. La Fob “La Marmora” di Shindand è situata in un’area particolarmente importante e contemporaneamente critica per il territorio afghano, da qui infatti transitano i flussi di persone e merci che da sud conducono verso nord. Il Colonnello Franco Merlino, del 183° Reggimento paracadutisti Nembo, è il Comandante della base; sotto il suo comando anche capacità aeree, assetti di controllo del territorio, Reggimento del 4° Reggimento del Genio per ciò che riguarda minaccia IED ed esplosivi, una componente più pesante dei freccia fornita dal del 7° Reggimento Bersaglieri di Altamura, ma anche Carabinieri, militari dell’Aeronautica e degli assetti speciali e della Task Force Centre. 

Il colonnello Merlino è un uomo di grande temperamento fisicamente imponente ci parla con fierezza della bandiera di guerra che ancora una volta è stata portata sul suolo afgano. All’interno delle strutture militari il senso di appartenenza è davvero molto elevato ed è forse anche questo uno dei motivi che conduce tanti uomini e donne a portare a compimento il proprio dovere quotidianamente nonostante le tantissime difficoltà di un paese ferito da decenni di guerre.  

La Tsu è un’unità operativa di supporto alla transizione. La transizione è la fase attuale che si sta svolgendo in Afghanistan in cui le forze Isaf stanno trasferendo tutte le capacità e le responsabilità alle forze di sicurezza locali che operano ormai in assoluta autonomia sul terreno. Anzi è proprio grazie agli assetti e alla collaborazione delle Forze di sicurezza locali, conseguiti  a seguito della lunga fase addestrativa realizzata da parte del nostro contingente, che si può eseguire una pianificazione ed avere dei tempi di ripiegamento idonei a quelle che sono le condizioni del terreno, spiega il Colonnello Merlino.  Le difficoltà sul territorio sono tante in parte dovute anche alle condizioni metereologiche  e certo essere l’ultimo dispositivo italiano più a sud in parte complica la situazione anche se le distanze di tempo e di spazio consentono in questo momento di ragionare e  di operare una pianificazione ed avere dei tempi di ripiegamento idonei a quelle che sono le condizioni del terreno. Neppure dal punto di vista operativo  si riscontrano gravi difficoltà, le attività con l’Ana – Afghanistan National Army – sono completamente integrate e gli obiettivi sono comuni, ossia quelle di controllare il territorio, avere un panorama  reale di quello che avviene oltre i muri di contenimento o all’interno dei villaggi o ancora nelle desertiche lande. Ormai è l’esercito afghano ad occuparsi, per la maggiore, della sicurezza, anche se necessitano del nostro supporto su ciò in cui ancora risultano carenti o su loro specifica richiesta. La mia partecipazione ad una pattuglia congiunta (uomini del contingente italiano e Ana) conferma quanto il Comandante ha voluto esplicitare nella descrizione dell’attuale fase, il motivo “dell’uscita” non è un evento creato ad hoc, non è mediatico ma un controllo programmato per verificare e monitorare il territorio per prevenire ogni possibile minaccia. Il percorso prevede una serie di obiettivi e l’accertamento sul campo, durante il tragitto una possibile criticità viene risolta dalla pattuglia dell’ANA: un gruppo di persone si muove in lontananza sulle montagne in una zona desertica, la pattuglia delle forze di sicurezza afghane li raggiunge e verifica, nulla da segnalare si può proseguire. Per il resto durante la pattuglia possiamo rilevare solo scene di vita quotidiana: traffico e mobilità di persone e merci sulla Ring Road, ragazzi che giocano a pallone in un campo di calcio alla periferia di un villaggio, un mercato e una parvenza di vita normale in un paese capace di regalare i suoi mille volti ad ogni angolo di strada.

«La difficoltà per me oggi, come Comandante della Tsu, è piuttosto nel riuscire a trovare un equilibrio tra queste normali attività, che comunque devono essere portate avanti: protezione delle forze nostre e afghane e di quelli degli alleati che lavorano nell’area attraverso il pattugliamento delle strade, il monitoraggio eseguito con gli assetti del genio per prevenire gli attacchi Ied e ogni altra possibile minaccia e l’avviamento di tutte quelle procedure per la chiusura della base che al di là degli aspetti burocratici diventano complicate nel momento in cui bisogna ripiegare il dispositivo e quindi cominciare a smontare materialmente la base. Spostare metri lineari, termine con il quale noi quantifichiamo il lavoro lo e lo sforzo logistico che deve essere fatto per portare materiale da un punto all’altro, deve essere coordinata anche da un punto di vista operativo perché tutti gli aspetti di sicurezza devono essere salvaguardati».

Nella base vedo girare varie ragazze in mimetica,  il Colonnello Merlino ci dice al riguardo che sia dal punto di vista organizzativo che operativo non c’è alcun tipo di problema. Il numero non è elevato sono circa una ventina, lavorano all’interno della base in tutte le componenti: Genio, Freccia e anche Paracadutisti, svolgono il loro compito egregiamente, sono all’altezza dei ragazzi anche nel pilotare i grandi mezzi o stare in ralla fuori dal mezzo o nelle attività di comando. 

«Sono delle ragazze in gamba. Già per essere all’interno di un reggimento paracadutisti e operative vuol dire che hanno superato prove fisiche e di conoscenza tecnica, tattica, di impiego delle procedure dei paracadutisti. Non escludo che il fatto di lavorare in un ambiente prevalentemente maschile possa creare qualche difficoltà, ma questo da una maggiore forza alle ragazze e maggior sfida ai ragazzi. Sono perfettamente integrate e non hanno nessun tipo di difficoltà a fare le stesse identiche cose perché in situazioni come questa non c’è una questione di sesso, se sei maschio o femmina poco importa,  importa il fatto che tu sappia fare il tuo lavoro perché a fianco a  te c’è una persona che deve fidarsi di  te. Non c’è tempo per lasciare il passo a una ragazza perché è una questione di cortesia in queste circostanze ognuno deve fare il suo lavoro e lo deve fare bene e se sono qui vuol dire che lo sanno fare e che lo possono fare».