Shebaab post Godane

39

ITALIA – Roma 08/10/2014. Ahmed Abdi Godane, il leader del gruppo militante islamico somalo Harakat Al Shabab Al Mujahidin, noto come al-Shabaab, è stato ucciso in un attacco aereo statunitense il 1° settembre.

Godane (nella foto) aveva assunto la leadership del gruppo nel 2008 dopo che il suo predecessore, Aden Hashi Ayro, era stato ucciso da un simile attacco aereo. Godane eliminò tutti i suoi rivali nel giugno 2013; si trattava di figure secondo cui Godane si servisse solo del suo clan Isaaq, e che al-Shabaab era stata minata dal governo di un solo uomo. Figura dura e senza compromessi, Godane aveva rifiutato ogni negoziato con il governo somalo e costretto al-Shabaab a giurare fedeltà ad al-Qaeda nel settembre 2009. Godane aveva anche supervisionato una serie di attacchi al di fuori dei confini somali, tra cui uno a Gibuti nel 2014, l’attacco a Westgate Mall, nella capitale del Kenya, nel 2013 e un attentato nella capitale ugandese nel 2010. Sotto la guida di Godane, al-Shabaab ha subito ripetute sconfitte militari dovute alle offensive della missione dell’Unione africana in Somalia (Amisom). Al-Shabaab è stato cacciato da Mogadiscio nel 2011 e successivamente anche da gran parte della Somalia centro-meridionale; la perdita del porto di Kisimayo nel 2012 fu un colpo particolarmente grave per il gruppo perché le entrate del porto avevano fornito ad al-Shabaab un guadagno di 1 milione di dollari ogni mese. Il gruppo era stato indebolito anche dalle lotte interne tra i leader moderati e più militanti, che avevano le proprie reti di combattenti e sostenitori. È sullo sfondo di queste divisioni interne che Godane è stato sostituito dall’etiope Ahmed Omar Abu Ubeid. Anche se un “signore minore” in termini di struttura di potere all’interno del gruppo, Abu Ubeid era un protetto di Godane che forse lo ha nominato suo successore; tuttavia, non ha né le “credenziali jihadiste” del suo predecessore, né il forte sostegno dei clan di cui godono alcuni dei suoi rivali attuali. Per questo motivo, Abu Ubeid si dice abbia convocato una riunione urgente e sollevato i comandanti dai posti chiave, sostituendoli con individui più fidati. Ideologicamente, Abu Ubeid probabilmente non effettuerà un importante cambiamento nelle relazioni di al-Shabaab con il governo somalo e con al-Qaeda. Ma il suo nuovo ruolo pone alcune domande importanti: ha la statura necessaria per controllare il gruppo come Godane? Sarà in grado di unire lealtà divergenti e creare in un gruppo unito, concentrandosi su nemici comuni piuttosto che sulle divisioni interne? Al di là di queste domande, resta il fatto che l’uccisione di Godane ha inferto un duro colpo al gruppo, provandolo di una icona importante, ma anche di un organizzatore efficiente che aveva una mano di tutto, dalla finanza alla pianificazione operativa. Quali le conseguenze? Nel breve periodo, ci potrebbero essere rappresaglie; a lungo termine, tuttavia, al-Shabaab rimarrà una minaccia grave e reale nel Corno d’Africa, dove la radicalizzazione è aumentata. La morte di Godane non porterà alla fine di al-Shabaab. Il gruppo continuerà ad esistere, in quanto è sufficientemente radicato per sopravvivere. L’uccisione del leader del gruppo potrà in futuro creare danni operativi al gruppo ma non in questo momento: la capacità di al-Shabaab di pianificare, finanziare e realizzare attacchi non diminuirà nel breve termine. Il gruppo rimarrà un’organizzazione molto flessibile che opera su comandi regionali e molteplici, con cellule diversificate; i combattenti continueranno ad essere però scarsamente strutturati, armati e con comandanti privi di una conoscenza approfondita militare e di una lunga esperienza di combattimento. È per questo probabilmente al-Shabaab eviterà di combattere direttamente Amisom, pur disponendo di una rete di migliaia di sostenitori attivi disposti a offrire case sicure e depositi per le armi; pur continuando a reclutare somali e non-somali provenienti da Yemen, Kenya, Stati Uniti e Europa, utili combattenti, emissari, finanziatori e fornitori di armi. Anche se ha perso il controllo del centro-sud della Somalia, al-Shabaab sarà in grado di lanciare attacchi suicidi e di effettuare attentati contro Amisom e contro le installazioni governative somale a Mogadiscio e in altre città. La diaspora somala negli Stati Uniti, in Norvegia, Svezia, Canada e Emirati Arabi Uniti continuerà inoltre a raccogliere fondi e a trasmetterli ad al-Shabaab attraverso “money transfer”. Infine, potrebbe venire potenziata Amniyat, l’intelligence di al-Shabaab, che riceve la fetta più grande dei fondi. Questa unità segreta, composta da lealisti di Godane, continuerà a ricevere un trattamento preferenziale da Abu Ubeid, che ne è stato il coordinatore.