Sahel unito nel terrorismo

53

LIBIA – Tripoli. 26/10/13. Sul sito alwatan-libya ieri veniva riportata la notizia da titolo: «Dopo Ciad, Tunisia, Algeria, la Libia è diventata una fonte regionale di armi per il Mali, il terrorismo e la criminalità».

Secondo la testata giornalistica, quando il presidente del Ciad parlava di campi di militanti islamici terroristi nel sud della Libia che addestrano militari, anche nelle arti marziali, per i paesi vicini e fornire supporto logistico ai gruppi di sostenitori con il sangue della della religione a Boko Haram e tutti i sostenitori dei gruppi combattenti nel Sahel e dell’Africa occidentale, in pochi in Libia gli hanno dato retta. Ora si presenta una nuova situazione, altrettanto complicata, quella della zona cuscinetto “di sicurezza” della tunisia sul suo confine meridionale con la Libia al fine di limitare il passaggio di terroristi da una zona all’altra dei Pesi con armi e raggiungere i campi di addestramento senza alcuna difficoltà. L’incapacità di reagire del governo libico è tale da temere uno sconfinamento a est di questi gruppi, zona in cui Tripoli non potrebbe in alcun modo fermare i terroristici. Anche perché loro, le milizie, sono armati mentre gli agenti in forza all’esercito libico non hanno nemmeno le pistole, almeno da nostre fonti in loco.

Stesse difficoltà attualmente sono vissute dal governo tunisino che si vede impotente di fronte alle uccisioni di suoi uomini come Shokri Belaid e Mohammed Brahman, omicidi che sono andati a sostegno di Ansar al-Sharia (gruppo terroristico esistente anche in Libia ndr) classificato ufficialmente come organizzazione terroristica. Recentemente in una conferenza tenuta dal partito di opposizione in Tunisia sono stati colelgati gli episodi di violenza in Tunisia con gruppi terroristici presenti in Algeria e Libia. In cui sono emersi documenti che proverebbero i legami tra Ansar al-Sharia e Ennhada e contatti con la Libia. Su tutto questo le autorità libiche hanno taciuto. 
Stessi problemi sono da mesi evidenti al confine con l’Algeria, Algeri che nei giorni scorsi ha lanciato un grido d’allarme alla Libia sostenendo che i libici non stanno collaborando alla difesa del confine. L’Algeria ha dichiarato tutta la sua sfiducia nei confronti della Libia per quanto riguarda la sicurezza della frontiera comune, nello specifico, la decisione di Algeri di sospendere il coordinamento comune della difesa del confineè arrivata accompagnata da una spiegazione allarmante: «le fazioni armate che dominano la regione di confine non seguono il governo libico, lo fanno solo di nome, e non vi è alcun collegamento con un governo centrale, molti componenti di quell’esercito come il “14 ° Battaglione” e multi-strisce e affiliazioni “arabi – Touareg – TPU” appartengono per lo più al più forte “esercito” salafita jihadista. Come riportato da enti e autorità tunisine i nomi delle persone e delle organizzazioni libici accusati di coinvolgimento in attività terroristiche e di livello regionale, parlavano anche di “lato algerino dell’esistenza di diverse fazioni salafita jihadista con sede nel sud-ovest di centri Libia e hanno citato, ad esempio, ma non si sono limitati al 14 ° battaglione. Il fatto è che è inutile negare che si si è creato tra Libia, Algeria e Tunisia un cordone di gruppi terroristici i cui simboli li troviamo a nord del Mali.