Giappone, Cina e Taiwan: partita a tre sulle isole contese

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Circa 70 pescherecci di Taiwan si stanno dirigendo verso le isole Diaoyou/Sensaku, nel Mar Cinese orientale, per protestare la loro nazionalizzazione da patere del governo di Tokyo.

La flotta ha lasciato il porto di Yilan nella parte nordoccidentale di Formosa il 24 settembre e dovrebbero arrivare nella giornata successiva nei presso delle isole.

Tre vascelli cinesi non meglio identificati erano già entrati nelle acque territoriali giapponesi il 24 settembre. Due navi erano equipaggiate con sonar a lungo raggio, stando i alle informazioni fornite dalla Guardai costiera giapponese. Dopo poche ore, i tre vascelli sono andati a ricongiungersi con  il resto della flotta che li aspettava in acque internazionali.

Le isole sono al centro di una violenta contrapposizione tra i due Stati; gli scontri antinipponici in Cina hanno provocato la chiusura delle fabbriche giapponesi nel territorio cinese. Sia Taiwan, che la Cina, si oppongono alla pretesa di Tokyo sulle isole che sono rimaste sotto controllo statunitense durante la Secodna guerra mondiale e garantita al Giappone nel 1972. Il Giappone ha sempre detto che Cina e Formosa si interessano del destino delle isole solo da quando è stata acclarata la presenza di petrolio e gas nel loro sottosuolo.

Pechino e Tokyo non riescono a trovare un accordo sulla sovranità perché entrambe pretendono l’esclusività del possesso dei territori: Tokyo in base ad una sua occupazione delle isole nel 1895, Pechino si rifà a delle carte giapponesi del 1783 che ne dichiarano la sovranità cinese.

Nel frattempo la Repubblica popolare cinese ha messo in linea la sua portaerei, (si tratta di un ex vascello sovietico poi ucraino) per schierarla nell’area. La nave  in realtà è poco più che operativa però è un segnale della ferma volontà di Pechino di non cedere.