Se la Cina decide di scalare marcia

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Gli investitori che cercassero un diluvio di dati dalla Cina che dessero all’economia mondiale uno scossone, dopo la pubblicazione dei dati sul lavoro Usa, rischiano di restare delusi.

Le cifre del mese di luglio sull’economia cinese e riguardanti tutti i settori dal commercio ai prestiti bancari, stanno a dimostrare che la seconda economia mondiale si stia tutt’al più stabilizzando e non si stia riprendendo. E mentre Pechino ha la volontà e i mezzi per fornire uno stimolo extra, fiscale e monetario, i suoi osservatori occidentali aspettano una espansione del credito che possa far ripartire la finanza dopo il crash del 2008. Ma simili speranze rischiano di essere deluse dalle profonde interconnessioni del mondo contemporaneo. I mercati asiatici stanno, infatti facendo registrare delle battute d’arresto sensibili: Siemens, Basf, United Technologies e Hitachi hanno da poco registrato bassi incrementi nel mercato cinese nonostante le aspettative. Il surplus del debito cinese, oggi, è un terzo di quello del 2007, segno del maggiore interesse verso l’espansione della produzione interna “autoctona” rispetto ad altro. Si tratta comunque di un processo lento. L’economia cinese si è espansa di un “misero” 7,6 per cento, il tasso di crescita più basso degli ultimi tre anni. Ciò è avvenuto perché da uno sbilanciamento ne è derivato un altro: il surplus esterno cinese è “affondato” ma l’economia è sempre più dipendente dagli investimenti pari al 50% del Pil. I consumi non superano il 35% dello stesso indice. Pechino vuole uno sviluppo interno più armonico.