Lo Sco e l’India

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ITALIA – ROMA 14/\12/2013. Il Consiglio dei capi di governo dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (Sco) riuniti a Tashkent nell’ultima settimana di novembre 2013 è stata caratterizzata da un crescente attivismo dell’India in Asia centrale.

Le osservazioni fatte dal ministro degli Esteri indiano, Singh Sujatha, alla conferenza è una chiara indicazione che Nuova Delhi ha intenzione di aderire pienamente alla Sco. Singh ha evidenziato due questioni nel corso della riunione che hanno attirato una notevole attenzione: la Sco dovrebbe «intensificare il suo impegno nella ricostruzione dell’Afghanistan, attraverso progetti comuni e impegni finanziari. India potrebbe poi sostenere gli sforzi della Russia nelle posizioni comuni Sco sull’Afghanistan». Notando che il terrorismo è la principale minaccia per la sicurezza e la stabilità in Afghanistan, Singh ha sottolineato che una soluzione a lungo termine potrebbe essere «raggiunta sostenendo gli sforzi compiuti dallo stesso Afghanistan per iniziare un dialogo basato sulla riconciliazione con le forze dell’opposizione armata, a condizione che questi gruppi rispettino i principi adottati dalla comunità internazionale». La volontà indiana di diventare un membro a pieno titolo della Sco è un riflesso del suo desiderio di diversificare i suoi legami trans-regionali nella zona eurasiatica. Inoltre, Singh ha aggiunto che pur riconoscendo «il diritto inalienabile di tutti gli Stati di utilizzare l’energia nucleare per scopi pacifici in conformità con le norme, le convenzioni e gli obblighi internazionali universalmente concordati» New Delhi ha visto con favore «le notizie sul dialogo di Ginevra per trovare una soluzione alla questione nucleare iraniana, attraverso mezzi politici e diplomatici. La risoluzione positiva di questo problema può portare molteplici benefici di vasta portata in tutta la regione, spazio Sco compreso». La Sco, così battezzata dai Cinque di Shanghai nel giugno 2001 in cui l’Uzbekistan si aggiunse ai fondatori Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan (poi con India, Iran, Mongolia, Pakistan e Afghanistan osservatori ufficiali, Bielorussia e Sri Lanka come partner) , è diventato una vivace organizzazione trans-regionale. Gli Stati membri occupano un territorio di oltre 30 milioni di chilometri quadrati, tre quinti del continente eurasiatico e hanno una popolazione di 1,5 miliardi di persone, un quarto della popolazione del pianeta. L’agenda dell’organizzazione si è ampliata fino a comprendere una gamma di argomenti sostanziali: dalla difesa all’economia attraverso il proprio Business Council e un’associazione interbancaria, nonché un forum su agricoltura, istruzione, sanità, giustizia, cultura. Da qualche tempo, la Russia è sembrata a disagio di fronte all’attivismo di Pechino in quella che considerava la sua tradizionale sfera di influenza in Asia centrale, ma i due paesi condividono la preoccupazione comune nell’attivismo politico degli Stati Uniti: Mosca, ad esempio, considera gli sforzi Usa per spodestare il presidente siriano al-Assad come una grave minaccia per gli interessi russi in Medio Oriente poiché spianerebbe la strada ad un cambio di regime in Iran e la Cina ha sostenuto la Russia nell’opporsi all’intervento occidentali in Siria e in Iran, importante fornitore di petrolio per Pechino. Washington è preoccupata per quello che viene visto come un tentativo di risovietizzare le repubbliche dell’Asia centrale: Russia, Bielorussia e Kazakhstan hanno firmato un accordo sull’Unione Eurasiatica, simile a quelle dell’Unione europea, entro il 2015. Alcuni analisti statunitensi prevedono che questa struttura possa espandersi per includere non solo le ex repubbliche sovietiche, ma i paesi dell’ex-blocco orientale come Ungheria e Bulgaria, da un lato e Cina e Mongolia dall’altro.