Schiavismo in Mauritania

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di Antonio Albanese MAURITANIA – Nouakchott 01/10/2016. In Mauritania gli attivisti anti-schiavitù incarcerati lo scorso mese sono stati torturati durante la detenzione e trasferiti in un luogo remoto. Nel mese di agosto il governo di Nouakchott  ha condannato 13 membri del Initiative pour la Resurgence du mouvement Abolitioniste (Ira) a 15 anni di carcere per le proteste di giugno fatte dai residenti di un sobborgo della capitale; molti dei condannati sono ex schiavi.

La schiavitù è una pratica storica in Mauritania, ultimo paese in tutto il mondo ad abolirla nel 1981.

Oggi circa 43mila persone, o almeno l’uno per cento della popolazione vivono come schiavi, secondo il Global Slavery Index 2016; ma secondo altre fonti si tratterebbe di ben altre cifre: il 20 per cento della popolazione dell’intero paese vive in schiavitù. I 13 attivisti sono stati torturati e trasferiti nel deserto del nord, lontani dalle loro famiglie, da medici e avvocati, secondo quanto pubblica l’Ira sul suo sito. «L’intensificazione della repressione è uguale all’intensificazione della lotta contro la schiavitù» ha affermato Biram Dah Abeid (nella foto), guida e fondatore dell’Ira e politico dell’opposizione in una intervista uscita su fasozine.com.

«Le autorità non stanno combattendo contro la schiavitù. Invece, stanno combattendo contro l’anti-schiavitù.Certamente hanno promulgato leggi anti-schiavitù e ratificato le convenzioni internazionali contro la schiavitù, ma queste leggi e gli accordi non sono destinati a fini interni, ma a sfidare la comunità internazionale, a superarla in astuzia per evitare la stigmatizzazione nelle sedi internazionali (…) Così si manifesta l’apartheid non scritta stabilito in Africa occidentale sotto il naso degli africani e fronte al quale muti africani sono stati complici silenziosi o attivi. Parlo dell’Unione africana, della Commissione africana dei diritti dell’uomo e dei popoli (Achpr) e dei governi africani che continuano a patrocinare e sostenere un governo che perpetua e rafforza l’apartheid in Africa occidentale», ha detto Abeid.

«I nostri uomini hanno subito danni fisici e psicologici», ha poi aggiunto; le persone non possono nemmeno visitare le famiglie dei prigionieri per paura di essere seguite e arrestate da parte del governo.

Gli attivisti hanno detto che non erano presenti alle proteste e che il processo è stato un tentativo dello Stato di screditare l’Ira. Una delegazione dell’Unione europea ha detto a agosto scorso di aver ricevuto “accuse credibili” di torture e violazioni nelle procedure legali usate nel caso contro gli attivisti, e ha esortato le autorità mauritane a indagare.