RUSSIA. ONU: troppa censura nella Rete russa

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Gli utenti della Rete in Russia si sentono perseguitati. La settimana scorsa il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale ha affermato che la Russia deve fare qualcosa per far fronte alla sua legislazione antiestremistica, che negli ultimi anni è diventata lo strumento principale delle autorità nella repressione della libera espressione, specialmente quella online.

Il Comitato Onu ha criticato in particolare la legge russa “anti-estremismo”, raccomandando una definizione più precisa di “estremismo” e suggerendo che la Russia riveda la sua Lista federale dei materiali estremisti, un documento ambiguo e contraddittorio che comprende oltre 4.000 articoli.

Le raccomandazioni dell’Onu affermano che la legislazione russa sull’estremismo che ha una portata eccessivamente ampia dovrebbe essere immediatamente modificata. Processi motivati politicamente per richieste pubbliche, comprese le dichiarazioni online, di separatismo, offesa dei sentimenti religiosi, incitamento all’odio, dovrebbero avere termine. Le restrizioni sui contenuti online dovrebbero applicarsi solo ai contenuti che sono veramente dannosi e intrinsecamente criminali, non solo alle opinioni e ai punti di vista, anche se possono essere offensivi per alcuni, compreso il governo.

È un invito gradito quello dell’Onu, afferma Human Rights Watch, perché attualmente non sembrano esserci limiti di quanto le autorità russe intendano allungare la censura “anti-estremista”, «limitando l’accesso alle informazioni che ritengono sensibili, o ad usare la legge a piacimento semplicemente per punire i critici. Questa legge è la spina dorsale di una serie di leggi sull’estremismo, che negli ultimi anni è cresciuta drasticamente e continua ad espandersi», riporta Hrw.

Come esempio la Ong cita una legge russa del 2013 che criminalizza «l’offesa ai sentimenti dei credenti religiosi». Prendere in giro la Chiesa ortodossa, azione considerata contro l’ideale nazionale tradizionale russo, può quindi essere visto come un atto di estremismo e quindi perseguibile. Sono molti gli esempi citati da Hrw: condanne per aver ripubblicato immagini satiriche di Gesù nel 2014 poi cancellate; condanne per istigazione all’estremismo dopo la condivisione di una dichiarazione di un gruppo nazionalista di estrema destra; detenzione per “giustificazione del terrorismo” dopo dei post critici sulla politica estera russa in Siria.

La repressione e la censura non è totale tutti i tipi di espressione possono ancora essere trovati online; infatti Hrw ricorda che la Russia «è l’unico posto dove questo può accadere». 

Alcuni temi però restano off limits per le critiche come: Ucraina, religione, questioni Lgbt, che vengono considerate come minacce alla sicurezza dello Stato e alla stabilità pubblica. 

Andando ai dati, tra il 2015 e il 2017, il numero di persone messe in carcere per aver pubblicato discorsi considerati estremisti è quasi raddoppiato.

Graziella Giangiulio