RUSSIA. La guerra di spie e agenti doppi con Washington

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Il Cremlino ha detto, il 3 settembre, che gli Stati Uniti hanno provato «crudelmente» a reclutare cittadini russi per trasformarli in suoi agenti, aggiungendo che questo fatto ha dimostrato che Washington ha interferito negli affari interni russi.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha commentato una notizia comparsa sul New York Times secondo cui il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e il Fbi avevano tentato, senza successo, di reclutare il magnate russo dell’alluminio Oleg Deripaska come informatore tra il 2014 e il 2016.

«Il fatto è che gli Stati Uniti negli ultimi anni stanno lavorando con crudeltà utilizzando i loro servizi segreti, cercando di reclutare cittadini russi, esercitando pressioni morali e di altro tipo su di loro (…) Penso che questi incidenti nel modo più eloquente possano testimoniare i tentativi di interferire negli affari interni della Russia», ha detto Peskov, ripreso da Reuters.

Tra il 2014 e il 2016, infattibile Federral Bureau of Investigation e il Dipartimento della Giustizia Usa hanno tentato senza successo di trasformare Deripaska in un informatore. Gli avrebbero detto, riporta il New York Times, che lo avrebbero potuto aiutare per i suoi problemi nell’ottenere visti per gli Stati Uniti o anche esplorare altre misure per affrontare i suoi problemi legali. In cambio, speravano in informazioni sulla criminalità organizzata russa e, più tardi, informazioni su un possibile aiuto russo alla campagna del presidente Trump per il 2016.

Il tentativo di arruolare Deripaska faceva parte di un’operazione clandestina più ampia per valutare la possibilità di ottenere la cooperazione di circa una mezza dozzina degli uomini più ricchi della Russia, quasi tutti legati al presidente Vladimir Putin. 

Due dei protagonisti dell’operazioni erano Bruce G. Ohr, funzionario del Dipartimento di Giustizia, recentemente diventato bersaglio di attacchi da parte di Donald Trump, e Christopher Steele, l’ex spia britannica autore del dossier sui presunti collegamenti tra la campagna elettorale di Trump e la Russia.

Deripaska ha detto agli investigatori americani che non era d’accordo con le loro teorie sul crimine organizzato russo e la collusione del Cremlino nella campagna Trump; Deripaska, inoltre, avrebbe notificato al Cremlino gli sforzi americani per arruolarlo.

Antonio Albanese