RUSSIA. ISIS minaccia Mosca nel Giorno della Vittoria

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Anche ISIS ha ricordato la vittoria russa sulla Germania nazista, con un video in cui ricorda i fallimenti russi nella guerra contro lo Stato Islamico e in cui uccide un capitano russo preso prigioniero in Siria.

Il 9 maggio scorso, si è tenuta puntualmente a Mosca la sfilata dedicata al 72° anniversario della vittoria nella “Grande Guerra Patriottica”, come viene definita la partecipazione russo-sovietica al secondo conflitto mondiale.

Sulla Piazza Rossa hanno sfilato più di 10 mila soldati, in rappresentanza di tutti le specialità delle forze armate e delle forze dell’ordine russe.

Soldati e cadetti hanno sfilato su una Piazza Rossa battuta un freddo gelido con un temperatura intorno a 3 gradi massima; subito dopo le truppe, come da copione, la parata dei mezzi che ha preso possesso della piazza del Cremlino: sono apparsi 114 mezzi da guerra capeggiati dal leggendario carro medio sovietico T-34-85. Tra di loro, per la prima volta hanno fatto la loro comparsa mezzi con livrea artica. A causa delle cattive condizioni meteo nel cielo sopra Mosca, aerei ed elicotteri non hanno potuto alzarsi in volo, stravolgendo un po’ il protocollo.

Nella mattinata del 9 maggio, in rete veniva immesso un video dello Stato Islamico, edito da al Furat, dal titolo: I falliti, interamente dedicato alla presenza jihadista nell’area caucasica e in quella dello Sham e ai tentativi falliti della forze russe di infiltrarsi nei ranghi del Califfato.

Ed ecco così ricomparire sugli schermi i volti dei due “presunti” agenti del Fsb uccisi da un jihadista tredicenne nel 2015 e quelli poi uccisi in altre occasioni nel 2016. In tutto il video, la voce fuori campo ricorda le “atrocità” e i “crimini” commessi dai russi nel Caucaso, come in Cecenia, e poi in Siria, dai bombardamenti sugli ospedali a quelli al fosforo su obiettivi civili.

Da ultimo, il video mostra l’interrogatorio di un prigioniero russo, un capitano dell’intelligence militare russa, vestito di una tuta nera con su scritto, in russo, Kafir, cioè “non musulmano”, che racconta la sua esperienza di guerra nel Caucaso e in Siria.

Alla fine il capitano viene decapitato da un jihadista di origine russa che si rivolge in russo direttamente al governo di Mosca, minacciandolo di rappresaglie. Mosca ha seccamente smentito che l’uomo in nero fosse un suo ufficiale dell’intelligence.

Anna Lotti