Venti di rivolta soffiano sulla Costa d’Avorio

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La tensione politica e militare in Costa d’Avorio sembra non voler scemare. A seguito delle elezioni del novembre 2010 che hanno visto la vittoria dell’attuale presidente, Alassane Ouattara, e la relativa caduta dell’ex presidente Laurent Gbagbo, il Paese è entrato in una crisi politica che non vede ancora la fine del tunnel.

Dopo mesi di “caccia” da parte del cosiddetto “Commando invisible” di Ouattara, Gbagbo è stato arrestato dalle forze di sicurezza ivoriane nell’aprile 2011. Ad oggi, dopo 11 mesi, il futuro di Gbagbo non è ancora delineato. Ciò che preoccupa maggiormente della situazione ivoriana, quindi della elativa situazione dell’Africa occidentale, è il vento di rivolta, appoggiato dai movimenti islamici, che dopo più di un anno sembrerebbe stia riuscendo a passare la barriera del deserto del Sahara. In effetti, la situazione di scontro che si sta sviluppando in Mali e in Mauritania potrebbe arrivare anche ad affacciarsi ulteriormente sul Golfo di Guinea, dopo essere già arrivato in Nigeria con il gruppo fondamentalista di Boko Haram. I fomentatori di questa situazione sono i movimenti fondamentalisti che negli ultimi dieci anni sono riusciti ad organizzarsi, strutturarsi e rafforzarsi nella zona saheliana. I più conosciuti sono proprio Al Qaeda per il Magreb Islamico – Aqmi, il Movimento per l’unicità e la Jihad in Africa Occidentale – MUJAO e Ansar Dine (Difensori della fede). Proprio quest’ultimo movimento ha approfittato di un rapporto di Amnesty International per gettare un’ombra di ulteriore instabilità sul futuro della Costa d’Avorio. Da quanto si apprende da fonti giornalistiche, confermate da fonti locali, i sostenitori di Gbagbo non avrebbero assolutamente digerito la sconfitta elettorale del 2012 e il successivo arresto del proprio leader. Per tale motivo, questi sostenitori avrebbero iniziato contatti con Ansar Dine per stringere una pericolosa alleanza. L’obiettivo sarebbe duplice per i due gruppi. Da una parte, quello di complottare contro l’attuale presidente Ouattara per riprendere il potere o almeno per destabilizzare il Paese. Dall’altra Ansar Dine, uno dei gruppi fondamentalisti che lotta per l’indipendenza e la creazine di uno Stato islamico nell’Azawad (la regione del Nord del Mali), vedrebbe di buon occhio una destabilizzazione della Costa d’Avorio,il Paese sede dell’Ecowas e principale sostenitore (politicamente ma anche in termini di numeri) dell’intervento proprio nel Nord del Mali. Un colonnello dell’esercito pro Gbagbo e uno dei responsabili di AD si sarebbero incontrati nel corso dell’estate a Takorady in Ghana. Il Ghana sarebbe luogo di esilio per molti dll’ex regime, che avrebbero identificato anche dove fare dei campi di addestramento e gli ufficiali di inquadramento.