Lettera alla Comunità armena di Roma

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Egregi Signori,

vi ringrazio innanzitutto per il vostro interesse nei ns confronti. Come stabilito dalla normativa italiana e imposto dal rispetto dell’etica che contraddistingue la redazione di Agc Communication la vs richiesta è stata inserita nell’edizione odierna.

Noto che il vostro interesse, come già in altri casi, è stato dato per i dettagli mentre il senso vero della notizia era e rimane un attentato alla libertà di stampa e di parola e quindi resta ancora più valido il fatto che una collega giornalista sia stata incarcerata per aver svolto il suo lavoro in maniera professionale.
Per quanto riguarda il suggerimento sulla credibilità del titolo sulla persecuzione dei giornalisti in italia vi invito a leggere attentamente le polemiche di questi giorni sull'”emendamento Pagano” e sulle conseguenze che potrebbero incidere sul giornalismo investigativo. Come avrete visto, e se non lo avete fatto vi invito a farlo, i titoli sull’argomento sono stati molto più pesanti e pervasivi di quello inerente la libertà di stampa in armenia, o in qualsiasi altro paese in cui viga la libertà di stampa e ovviamente un sistema democratico.

Mi compiaccio della vostra collaborazione con la sezione italiana di Rsf, la stessa organizzazione che ha lanciato l’allarme sul caso Khanumyan, da noi doverosamente ripreso.

Per le vostre considerazioni su altri paesi come Turchia o Azerbaijan, i cui sottintesi infastidiscono non poco la imparzialità mia personale e della testata che dirigo, vi invito al leggere le nostre edizioni dei giorni passati, in cui ci siamo interessati della libertà di stampa e di manifestazione del pensiero, baluardo della vera democrazia; ultimi per data sono: L’onnipresente censura turca e Proteste dei giornalisti in Senegal.

Resta quindi valida la nostra argomentazione finale, cui voi anche avete aderito, alla vostra richiesta di rettifica, che per comodità di tutti noi qui riporto: «Dalla Redazione di AGC COMMUNICATION: In riferimento alla richiesta di rettifica rispettiamo le norme vigenti e nel contempo sottolineiamo con forza che qualunque giornalista, in qualunque parte del mondo, in carcere per non aver rivelato le fonti che gli hanno permesso di portare alla luce un fatto è un perseguitato. Ogni giornalista in ogni parte del mondo deve essere libero di scrivere ed esprimere la propria opinione e preservare le fonti laddove queste ne facciano espressa richiesta. Questo non è solo un diritto ma un dovere di ogni giornalista».

Alla luce poi di quanto detto nella vostra seconda comunicazione avrei gradito personalmente e professionalmente che la notizia della scarcerazione della collega Khanumyan fosse stata inserita nel testo della vostra richiesta di rettifica così da poter essere inserita nello spazio previsto per legge, informandone tutti i lettori del ns quotidiano e non solo loro. Di questa notizia non se ne trova traccia e me ne duole per la mancata occasione di poter fornire una informazione adeguata, corretta e completa.

Provvederò personalmente ad informare del caso e della sua risoluzione, che andrò a studiare sui vostri giornali nazionali, l’associazione professionale italiana che si occupa di libertà di stampa e di persecuzioni ai giornalisti in tutto il mondo.

Infine una nota personale, gradisco sempre sapere a chi mi rivolgo e quindi avrei preferito che la vostra richiesta avesse un nome e un cognome, esattamente come l’articolo pubblicato da noi, assumendosene tutte le responsabilità del caso.

Distinti Saluti