Il riso di Pyonyang

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COREA DEL NORD – Pyongyang 26/11/2016. Nonostante la grande siccità primaverile e le successive inondazioni estive, la raccolta del riso in Corea del Nord ha tenuto e si preannuncia particolarmente buona.

È questa la notizia data dal quotidiano Daily Nk di Seul, che inforna i lettori sullo stato del raccolto: nella provincia Yanggang e in quella del Nord Hamgyong, , che ci ha informato che, sebbene il Rodong Sinmun, il giornale del partito dei Lavoratori nord coreano, abbia invitato i cittadini a impegnarsi nella ricostruzione dopo i danni portati dalle catastrofi meteorologiche dei mesi precedenti, fino ad ora non ci sono dati sulla raccolta del riso più bassi rispetto alla media, addiruttra «alcuni agricoltori affermano che (…) la raccolta di riso quest’anno è migliore rispetto alla media». Tuttavia, il numero di persone impegnate nei lavori agricoli nelle fattorie collettive è in calo. Il calo è stato causato principalmente dal mancato adempimento delle promesse governative secondo cui una parte del racconto sarebbe andata agli stessi contadini. Dopo ripetuti fallimenti «da parte delle autorità di adempiere le promesse», sia legge, «gli agricoltori hanno concluso che non fa alcuna differenza, per loro personalmente, se le fattorie collettive lavorini bene o meno». L’annata eccezionale nei raccolti di riso ha inondato i mercati, riducendo i prezzi: attualmente, 1 kg di riso è venduto a 0.57centesimi Usa a Pyongyang, 0.56 a Sinuiju, e 0.55 a Hyesan: i prezzi sono scesi di 0.07 centesimi in un mese. Ora che la raccolta del riso è finita e vengono calcolate le porzioni da distribuire agli agricoltori, il prezzo del riso è naturalmente in declino. La popolazione è rassegnata, riporta il giornale, perché «la gente dice “va bene se il raccolto è buono, va bene se il raccolto è cattivo” perché capiscono che la quantità del raccolto che riceveranno tende a rimanere la stessa indipendentemente: “Sappiamo che il riso della nazione non ci appartiene. Sappiamo che va solo a nutrire i militari, e i quadri dei Comitati del popolo” (…) Questo è il motivo per cui la gente non si preoccupa dello stato del raccolto collettivo. Ottiene il suo riso con i soldi ricavati dalla vendita ai mercati o con la coltivazione dei piccoli appezzamenti privati».