Rifiuti in Italia: per i privati, basta all’export clandestino

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Nell’arco di 100 anni la quantità di manufatti presente nei rifiuti ha raggiunto un livello dominante, tanto da costituire ad oggi circa il 74% dei rifiuti nei paesi industrializzati. Contemporaneamente, gli sprechi di materiale sono cresciuti non solo in quantità ma anche in tossicità.

Sebbene la plastica sia nata nel 1930, la sua grande diffusione è avvenuta nel secondo dopoguerra con conseguente rischio non solo per la salute e la sicurezza pubblica ma anche per l’ecosistema globale. Secondo i dati di PalsticsEurope, rispetto alla domanda dei trasformatori ed utilizzatori di materie plastiche in Europas nel 2010 pari a 46,4 milioni di tonnellate, 24,7 milioni di tonnellate equivalenti al 53% dell’immesso sul mercato entra poi nel flusso dei rifiuti; 14,3 milioni di tonnellate (il 30,8% dell’immesso sul mercato) vengono avviati recupero e riciclo, con performance anche molto diversificate a livello di singolo paese. E l’Italia, viene collocata dalla Commissione Europea, agli ultimi posti della classifica ( 20ma su 27) sulla gestione dei rifiuti: l’Italia in compagnia di Bulgaria, Cipro, Estonia, Lettonia, Romania e Slovacchia registra gravi carenze nelle politiche di prevenzione dei rifiuti e non incentiva le alternative al conferimento in discarica.

Ogni anno in Italia una quantità enorme di rifiuti, circa 26 milioni di tonnellate, viene diretta al mercato dell’esportazione clandestina. Nello stesso tempo gli impianti di riciclaggio italiani sono sottoutilizzati: per lavorare a regime avrebbero bisogno di almeno il 25% di materiale plastico in più. Questi i dati emersi dalla ricerca “Plastica e riciclo dei materiali: un’altra via è possibile”, realizzata da Eurispes in collaborazione con Polieco e presentata oggi con la Federazione Green Economy.

La ricerca dimostra che esistono delle soluzioni concrete al problema della gestione dei rifiuti” – dichiara il professor Gaetano Borrelli, direttore della ricerca Eurispes. “Raccogliendo, ad esempio, tutti i materiali plastici utilizzati, – continua Borelli – progettando una infrastruttura efficiente in grado di separare i diversi tipi di plastica raccolta e soprattutto considerare i rifiuti come risorse all’interno della politica delle materie prime, instaurando un circolo virtuoso che permetta alle aziende di bypassare la raccolta differenziata e accedere direttamente alla risorsa”. Dello stesso avviso il Presidente del Consorzio Polieco Enrico Bobbio che dichiara: “la materia prima più importante sono proprio i rifiuti e diventa indispensabile oggi, fare scelte epocali e smettere di essere demagoghi nelle scelte”. “E’ indispensabile la presenza dell’imprenditore privato e non più solo delle municipalizzate – prosegue Bobbio – e soprattutto i consorzi non devono più gestire i rifiuti”.

Intanto, però, prospera il traffico illecito delle Ecomafie. “L’Asia, in particolare la Cina ed Hong Kong, si è affermata negli anni più recenti come catalizzatore dei flussi di rifiuti plastici provenienti dai paesi dell’Europa, che tornano sotto forma di prodotti lavorati- segnala la ricerca. E aggiunge Claudia Salvestrini, Segretario tecnico Eco-Trust: “al 18° Congresso di Pechino uno dei temi che la Cina ha affrontato è stato proprio quello del traffico illecito dei rifiuti. Ogni anno 4 milioni e 400.000 containers di rifiuti vengono spediti e 700.000 arrivano in Cina dove vengono lavorati in impianti non idonei dove spesso non si compie nessuna operazione di recupero, ma la sua trasformazione, solo cartacea e non obiettiva, lo rende materiale riciclato”. “ Solo ieri – prosegue la Salvestrini – la Guardia di Finanza ha sequestrato 300.000 tonnellate di giocattoli tossici”.

Il traffico illegale costituisce un fenomeno da contrastare al pari, quindi, delle esportazioni legali verso quei paesi in cui standard ambientali, igienici e di sicurezza ben diversi da quelli imposti agli operatori comunitari possono rappresentare un pericolo non meno rilevante per l’ambiente e la salute dei consumatori finali di prodotti, realizzati con materie non adeguatamente trattate.