Anche i vestiti parlano

57

ITALIA – Roma 02/12/2013. Sono passati poco più di vent’anni da quanto i primi telepass furono installati sui principali varchi sull’Autostrada A1, in occasione dei mondiali del 1990: al tempo sembrava un’innovazione rivoluzionaria, avere a disposizione un dispositivo in grado di comunicare “autonomamente” via radio con gli snodi viabili, per semplificare il transito automobilistico.

Ma come avviene questa comunicazione? 

Il varco in realtà dispone di un sistema di “interrogazione” via radio dei piccoli apparecchi installati in auto, che sono in grado di rispondere attivamente  a quanto viene richiesto, in particolare con i dati del conducente abbonato al servizio. Tale tecnologia, Radio Frequency Identification (Rfid) è oggi veramente diffusa in modo differenziato e multidisciplinare.

Forse non tutti sanno che i nostri cellulari sono dotati di Rfid “attivi”, in quanto alimentati mediante la batteria del cellulare, e quindi del tutto simili ai telepass. È su questo principio infatti che in diverse città è possibile utilizzare i telefoni come “borsellini elettronici”, per fruire dei parcheggi blu, o per altri servizio (biglietteria elettronica, ecc.), identificando univocamente l’intestatario della scheda telefonica, del quale viene utilizzato il credito per pagare un biglietto della metropolitana o un parcheggio.

Ma cosa ha a che vedere tutto questo con un abito?

Non tutti gli Rfid sono attivi. Esistono circuiti Rfid di tipo passivo (Tag), costituiti da un circuito che viene “attivato” mediante un segnale elettromagnetico. È il caso dei comunissimi badge aziendali, piuttosto che delle fidelity card di molte strutture commerciali. Questi dispositivi non necessitano di batteria: sono circuiti talmente sensibili da entrare in funzione con un segnale radio di brevissima portata: per questo vengono definiti, talvolta, “sensori di prossimità”.

Questa tecnologia è largamente utilizzata nella distribuzione, ma anche nei casi in cui è necessaria un’identificazione elettronica, dai libri delle biblioteche nazionali al passaporto internazionale valido per alcuni paesi specifici.

Sembra incredibile ma alcuni Tag possono essere stampati direttamente sul tessuto. Nulla a che vedere con i sistemi antitaccheggio dei negozi di abbigliamento. Né con l’etichetta di un vestito. I Tag di cui stiamo parlando sono circuiti realizzati nel tessuto. 

Le implicazioni, in termini di utilizzo, sono vastissime. Un dispositivo Rfid installato su un guanto potrebbe essere la chiave elettronica con cui accendere un veicolo, o aprire la porta di casa.

Si potrebbe stampare un tag Rfid sulla confezione di alcuni prodotti, per avere (finalmente) una reale tracciabilità, e maggiori garanzie quindi sulla provenienza effettiva del prodotto.

Ma perché installare un Tag su un abito? Le diverse multinazionali (anche italiane) che hanno adottato questa tecnologia si stanno orientando verso il “riuso” dei tessuti. Una volta in disuso, il vestito può essere riportato presso il negozio che riconoscerà uno sconto sugli abiti nuovi. Dalle informazioni presenti nel Rfid stampato nel tessuto, la “casa madre” potrà determinare con maggiore facilità quale sia stato il “ciclo di vita” del capo d’abbigliamento (il momento di produzione, di vendita, lo stato d’uso dell’oggetto al suo rientro, ecc.).

In un’ottica di green economy, queste informazioni sono molto importanti al fine di non disperdere materiale nell’ambiente, ed in particolare i tessuti, che possono essere assolutamente riutilizzati per moltissime funzionalità: rilavorati per la creazione di nuovi capi d’abbigliamento, imballati per costruire materiale fonoassorbente, ecc.

Pur tuttavia, non è chiaro quali e quante siano le informazioni che sono stampate sul tessuto, e dove possono essere lette, se i dati sono criptati o se il protocollo di lettura è assolutamente aperto. 

Nel momento in cui anche le lavatrici sperimentali di prossima generazione saranno in grado di collegarsi ad internet per ordinare l’ammorbidente (AGC: L’internet delle cose – The internet of Things), i vestiti racconteranno le nostre abitudini. Ne siamo consapevoli?

Inoltre, questi circuiti, possono essere ricondizionati?». È possibile una riscrittura anche parziale? Sono domande rispetto alle quali la maggior parte dei cittadini non può avere risposta in quanto… non è in condizione di porsi la domanda.

Sui capi dotati di Tag Rfid non esiste oggi nessun obbligo di legge in termini di comunicazione (la costruzione delle leggi è sempre clamorosamente indietro rispetto all’evoluzione tecnologica). 

È in uso, da parte di alcuni manager aziendali, staccare la batteria dei cellulari prima di iniziare riunioni che potrebbero essere soggette a spionaggio industriale. Cosa farebbero se sapessero che i loro abiti firmati sono “taggati”?

Si aprono davvero nuove ed innumerevoli frontiere per l’Open Source Intelligence. Nella società dell’informazione, anche i vestiti comunicano…. non soltanto uno status sociale.