La comunicazione sicura in rete

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ITALIA – Roma 20/01/2014. Il 5 agosto 2012, alle ore 7:31 la sonda Curiosity atterra su Marte. Nel giro di pochi istanti lo spazio web si inonda di immagini trasmesse in streaming dal pianeta rosso. È in questa data storica che possiamo sancire l’Era della Comunicazione.

La scelta di questa data, rispetto all’allunaggio dell’Apollo 11, è particolarmente significativa. Mentre infatti la trasmissione della prima passeggiata lunare è stata trasmessa unilateralmente, attraverso la televisione così come è sempre avvenuto per le trasmissioni radio, nel caso specifico di Curiosity, milioni di persone hanno scelto di cercare quella particolare informazione sul web, in un particolare momento, selezionando le immagini di maggiore interesse, gli approfondimenti sui vari siti universitari a livello mondiale e via discorrendo. Lo spazio dunque che intercorre fra fra il 20 luglio 1969 ed il 2012 è una “brevissima” Era dell’informazione: appartenente ancora all’era Moderna, industriale, di cui è parte e massima espressione, culmine di arrivo della “Galassia Gutemberg”.

L’Era della Comunicazione è “post-moderna”, post-industriale, soggetta a paradigmi socioeconomici mai esplorati nel mondo moderno, in una globalizzazione pervasiva in cui l’informazione stessa è un prodotto economico – finanziario, condizionato e condizionante dei mercati.

Come può dunque la Comunicazione sfuggire al mercato, e…. al controllo?

L’articolo 15 della Costituzione Italiana recita: «La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dall’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge».

Peccato che, dalle recenti recenti rivelazioni, risulterebbe che alcuni enti hanno avuto la possibilità di controllare una parte significativa di comunicazioni a livello planetario, dunque anche in Italia.

Come ovviare a questo tipo di problematiche, per i privati cittadini e – soprattutto – per le strutture deputate alla sicurezza e all’ordine pubblico, oppure per i militari?

Il problema può sembrare banale, ma la soluzione non lo è per nulla. Pensiamo ad esempio a tutte le comunicazioni che avvengono via radio in una particolare “location” (uno stadio, un museo, ecc…). Sono tutte intercettabili. Il che significa riuscire a stabilire quante persone sono in un particolare luogo, quindi la “densità” di individui presenti in un obiettivo sensibile. O addirittura, se le comunicazioni avvengono via telefoni cellulari dalla quantità di traffico presente in rete è possibile comprendere, con semplici calcoli, il numero di cellulari presenti (e l’identità dei medesimi) nell’area di una microcella.

Si può andare ancora in dettaglio. Per gli smartphone sono disponibili software “sociali” per il controllo del traffico automobilistico. Anche in questo caso, si può stabilire la densità di persone presenti su un tratto autostradale, chi lo sta attraversando, con chi sta comunicando in quel particolare momento.

Sarebbe opportuno quindi, almeno per le comunicazioni delle forze dell’ordine o di quelle militari, che tali possibilità di intercettazione fossero “negate a chiunque”, per garantire la sicurezza nazionale o delle nostre basi militari all’estero, o delle ambasciate.

Esistono degli strumenti, anche di mercato, che con opportune accortezze potrebbero essere opportunamente resi utili alla gestione di comunicazioni sicure e non intercettabili.

Ci sono infatti strumenti di “webconferencing” che funzionano interamente via web, su canali https (dunque criptati), che consentono la comunicazione di due o più persone, sia in modalità chat che video-chat.

C’è anche la possibilità di utilizzare prodotti open-source che consentono di connettersi ad un sito “saltando” più volte nel web (attraverso l’uso di più proxy).

L’insieme di queste applicazioni, configurate in modo tale da non utilizzare le identità delle persone, è il modo con cui gli hacker comunicano fra di loro.

Ma la stessa cosa potrebbero (o dovrebbero) farla anche le strutture militari che necessitano dell’anonimato delle conversazioni, e di canali criptati.

Soprattutto quando, alle volte, lo Stato non è nemmeno in condizione di garantire il carburante per gli automezzi…