REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO. Oltre 370 mila persone rischiano lo sfollamento forzato

52

L’offensiva militare lanciata il mese scorso dalle truppe congolesi contro i militanti ugandesi nella Repubblica democratica del Congo orientale rischia di costringere quasi 370 mila persone a lasciare le loro case. La denuncia è stata fatta dalle Nazioni Unite e ripresa da Reuters.

Le conseguenze dello sforzo congiunto di Congo e Uganda per sconfiggere le Forze Democratiche Alleate, Adf, che opera dagli anni Novanta del Novecento, aggraveranno la peggiore crisi di sfollamento dell’Africa e aggraveranno ulteriormente le scarse risorse umanitarie. Il conflitto persistente nelle zone di confine orientali del Congo con Uganda, Ruanda e Burundi e l’insurrezione nel centro del paese hanno creato 4,3 milioni di sfollati interni. Nel 2017, le Nazioni Unite hanno dichiarato che quella del Congo è una terza emergenza umanitaria di livello pari a Iraq, Siria e Yemen.

La campagna contro l’Adf dovrebbe muovere 196.300 persone nel territorio di Beni e altre 173.200 persone nel vicino territorio di Lubero, si legge in una relazione dell’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite: «Più di 532.000 persone nei due territori vicini al confine ugandese sono fuggite dalle loro case nel 2016 e nel 2017, in gran parte cacciate dagli attacchi dell’Adf e di altri gruppi armati e dalle risposte militari (…) L’assenza di misure di protezione per i civili nelle zone più colpite rischia di peggiorare. Il rischio che I bombardamenti cadano sui civili … non può essere escluso», si legge.

Nel territorio di Beni, dal 2014 in poi, con massacri perpetrati con asce e machete, si è registrata la morte di circa 1.000 persone. Il governo ha incolpato di quasi tutti gli attacchi Adf, ma sarebbero stati coinvolti anche soldati congolesi. Il 13 gennaio, l’esercito congolese ha annunciato un’offensiva generale contro Adf dopo un attacco ad una base delle Nazioni Unite nel mese di dicembre in cui sono rimasti uccisi 15 peacekeeper tanzaniani.

Anna Lotti