Regole strette per l’internet cinese

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di Maddalena Ingroia CINA – Pechino 08/1/2016. In Cina è in vigore una nuova legge sulla sicurezza informatica molto controversa che rafforza i controlli su internet. La legge è stata approvata formalmente il 7 novembre ed entrerà in vigore nel giugno del prossimo anno.

Le disposizioni controverse prevedono dei requisiti per gli «operatori infrastrutturali» come il settore dei servizi di informazione, energia, trasporti e finanza.

Le aziende che archiviano o forniscono dati internet all’estero senza autorizzazione rischiano la sospensione dell’attività, l’arresto e la revoca della licenza; inoltre le società, per legge, dovranno fornire supporto tecnico e assistenza alle forze di polizia e agenzie di sicurezza nazionale a «salvaguardia della sicurezza nazionale e nella lotta alla criminalità», riporta il South Morning China Post.

Queste norme hanno creato grande preoccupazione all’interno delle società straniere che temono di dover consegnare proprietà intellettuali o aprire i loro sistemi alle autorità, al fine di operare sul mercato cinese.

Le autorità cinesi dicono che la legge è necessaria per prevenire la criminalità e il terrorismo; la legge infatti vieta anche tutta l’attività volta a «rovesciare il sistema socialista». La dirigenza cinese promuove sì l’uso di Internet per le imprese e l’educazione, ma cerca di bloccare l’accesso a materiale ritenuto sovversivo o osceno; Pechino infatti ha la più grande popolazione di utenti di Internet al mondo: 710 milioni, secondo i dati del governo. L’approvazione della legge cade nel centro di una campagna di repressione del dissenso in cui centinaia di attivisti per i diritti umani e avvocati sono stati arrestati o interrogati.

Una serie di gruppi di imprese ha avvertito che le ultime misure proposte potrebbero limitare l’accesso al mercato cinese per la tecnologia di sicurezza in violazione degli impegni sottoscritti da Pechino con l’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Le autorità cinesi controbattono citando la necessità di proteggere le banche e le altre industrie del paese. La pirateria informatica è una fonte cronica di tensione tra Pechino e Washington: nel 2014, ad esempio, i procuratori americani arrestarono cinque ufficiali cinesi con accuse di hacking e spionaggio economico; d’altro canto le autorità cinesi negano di incoraggiare l’hacking e dicono che il loro paese è vittima di attacchi informatici.