REGNO UNITO. L’accordo Brexit è lontano

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L’Indipendent, in un articolo del 21 agosto riportando le parole dei negoziatori del Regno Unito ed europeo, ha scritto che gli accordi commerciali della Brexit stano andando molto a rilento, quasi sembrano tornare al punto di partenza.

«I colloqui commerciali sulla Brexit in realtà stanno andando indietro», avverte Michel Barnier dell’UE. David Frost, capo negoziatore del Regno Unito, in una dichiarazione scritta sostiene di ritenere che «l’accordo sia ancora possibile», ma che «è chiaro che non sarà facile da raggiungere».

Il fatto è che al momento sono più i punti commerciali in disaccordo che quelli in accordo. L’UE respinge la richiesta del Regno Unito di consentire il ritorno dei richiedenti asilo dopo la Brexit. Il capo negoziatore Frost ha dichiarato: «L’UE insiste ancora non solo sul fatto che dobbiamo accettare la continuità con gli aiuti di Stato dell’UE e la politica della pesca, ma anche sul fatto che questo deve essere concordato prima che qualsiasi altro lavoro sostanziale possa essere svolto in qualsiasi altra area del negoziato, anche sui testi legali». E ancora: «Questo rende inutilmente difficile fare progressi. Ci sono altre aree significative che restano da risolvere e, anche dove c’è un’ampia intesa tra i negoziatori, ci sono molti dettagli su cui lavorare. Il tempo stringe per entrambe le parti».

È chiaro che il Regno Unito voglia siglare una uscita a “maglie larghe” soprattutto ora che si trova economicamente con un debito publico al 100,5% il più alto dal 1961. Ammonta, infatti, a due trilioni di sterline, si legge sul politicshome, il governo ha preso in prestito miliardi di sterline per rispondere alla pandemia del coronavirus.

I dati dell’Office for National Statistics mostrano che a luglio il settore pubblico ha speso più soldi di quelli che riceveva in tasse e altre entrate, prendendo in prestito 26,7 miliardi di sterline in un mese in cui i prestiti sono tradizionalmente bassi perché l’imposta sul reddito auto-valutata viene pagata. Si tratta di 28,3 miliardi di sterline in più rispetto a quanto il Regno Unito ha preso in prestito nel luglio 2019, e l’ONS ha dichiarato di aver segnato «il quarto più alto indebitamento in un mese in assoluto» da quando cifre comparabili hanno iniziato ad essere raccolte per la prima volta nel 1993.

Una Brexit con poche regole che dia un vantaggio commerciale rispetto alla Vecchia Europa per il Regno Unito è un modo per riuscire a respirare a danno dei cittadini e degli altri stati europei. Un vantaggio che l’EU non può permettersi dopo anni di normative per armonizzare settori importanti quali: pesca, agricoltura, commercio di beni e settore bancario. Anche se il Regno Unito, va detto, in Europa pienamente non ci è mai entrato, salvaguardando per esempio la sua moneta.

Graziella Giangiulio